Apulia film commission: Cda, incomprensibile accusa misoginia

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Le accuse della Presidente Dellomonaco di misoginia e di eterodirezione verso gli altri componenti del Consiglio di Amministrazione di Apulia Film Commission, risultano incomprensibili, infondate e offensive per le persone e per le storie di ciascuna e ciascuno. Le decisioni, sempre unanimi, del CdA (presenti gli organismi di controllo) sono motivate, ragionate e lungamente meditate”. Lo affermano in una nota i consiglieri di amministrazione di Apulia Film Commission Giandomenico Vaccari, Carmelo Grassi e Ettore Sbarra, rispondendo alle accuse che ieri sera la presidente, Simonetta Dellomonaco, ha rivolto al Cda dopo la decisione dell’organismo di rinviare, per acquisire ulteriori elementi, la deliberazione sulla eventuale revoca dell’incarico del direttore generale, Antonio Parente.

Quest’ultimo e’ accusato dalla presidente di averla aggredita anche fisicamente durante una lite sorta per motivi di lavoro. Nei giorni scorsi il cda ha deciso di sospendere per dieci giorni Parente, ma nella riunione di ieri ha ritenuto all’unanimita’ (presenti alla discussione i quattro consiglieri, mentre la presidente era uscita per questioni di opportunita’) di non avere elementi sufficienti per decidere sulla revoca dell’incarico come invece chiedeva Dellomonaco. “Abbiamo portato a conclusione in tempi record una non lineare vicenda disciplinare – sottolineano i consiglieri – che paralizzava il consiglio da due mesi. Le diverse ulteriori questioni poste alla nostra attenzione attengono a profili amministrativi e gestionali per i quali sono indispensabili analisi e approfondimenti. La Presidente pretenderebbe, invece, che il Consiglio si limitasse ad una presa d’atto su vicende da noi non conosciute e che spesso vengono descritte in modo sommario”.

Per questa ragione – aggiungono – si e’ tentato a piu’ riprese il confronto, prospettando – nell’esclusivo interesse della Fondazione che rappresentiamo – di consentire i necessari approfondimenti e di ricercare soluzioni transitorie che potessero ridare immediata operativita’ a AFC”. “La richiesta unanime del CdA e’ stata respinta – prosegue la nota – e, invece di proseguire il confronto nelle sedi istituzionali e statutarie, la Presidente ha preferito trasformare il fisiologico dibattito di un organo collegiale in un processo mediatico pubblico. Siamo in un Paese di diritto, governato da leggi e regole, mentre chi presiede il CdA ritiene che le questioni possano essere risolte alimentando polemiche sui social e sui media, richiamando per di piu’ concetti e argomenti che nulla hanno a che fare con la difficolta’ di gestire appropriatamente un Ente soggetto a stringenti controlli pubblici”. “Al contrario – conclude la nota – noi non intendiamo scadere in toni da lite di cortile, che non ci appartengono e che sono contrari allo spirito di servizio con il quale abbiamo accettato questo incarico in un momento cosi’ difficile per la vita di una della piu’ importanti istituzioni pugliesi”.

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