Giornalismo, la Palmisano ucciso in Somalia: firmare sue immagini

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GIORNALISMO. LA FIGLIA DI PALMISANO, UCCISO IN SOMALIA: FIRMARE SUE IMMAGINI

DRS0088 3 LAV 0 DRS / WLF GIORNALISMO. LA FIGLIA DI PALMISANO, UCCISO IN SOMALIA: FIRMARE SUE IMMAGINI (DIRE) Roma, 8 feb. – Ventisette anni fa, il 9 febbraio 1995, a Mogadiscio, il giornalista e cineoperatore della Rai, Marcello Palmisano, 55 anni, fu ucciso in un sanguinoso agguato, probabilmente per un errore di persona. Non è stato possibile accertarlo. Era originario di San Michele Salentino (Brindisi). Viveva a Roma. Era stato inviato in Somalia dal TG2, insieme con la giornalista Carmen Lasorella che fu ferita ma riuscì a salvarsi. Dovevano documentare le operazioni delle forze ONU che lasciavano la capitale. Un anno prima, a Mogadiscio, erano rimasti uccisi in circostanze analoghe altri due inviati della Rao: la giornalista Ilaria Alpi e il video operatore Miran Hrovatin. Ricorda la triste vicenda in una nota stampa Ossigeno per l’Informazione che ricostruisce la vicenda: “Dietro il tragico agguato ci sarebbe stato un colossale scontro tra le multinazionali delle banane operanti in Somalia.

Stando ad alcune dichiarazioni rese da un delegato della ‘Somal Fruit’, alcuni mercenari somali al soldo della concorrente ‘Dole’, aprirono il fuoco sulla troupe del TG2, scambiando i giornalisti per collaboratori dell’azienda rivale. Furono aperte due inchieste: una a Roma, che si concluse due anni dopo con il non luogo a procedere; l’altra a Venezia, a nome di cinque produttori di banane di una società somala, contro un’azienda concorrente del gruppo americano ‘Dole’. Nessuno è stato incolpato della morte del giornalista”.

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