Oriente: La Cina e l’attenzione alla civiltà greco-romana

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E’ difficile dire se negli Italiani sensibili e intelligenti (ve ne sono ancora ma sempre più pochi) il disgusto sia stato maggiore:

a)per la canizza scatenatasi in Parlamento nella fallita elezione di un nuovo Capo dello Stato;

b) per i silenzi subdoli della Sinistra, in generale, e per la ferma, ostinata decisione dei Democratici nel condurre in porto l’ennesima cordata catto-comunista, favorendo la staffetta Mattarella-Draghi, nel Marzo del 2023, così come in passato si era resa possibile, con lo stesso espediente, quella Napolitano-Mattarella;

c) per le follie di una Destra divisa tra un Salvini indeciso a tutto, un Berlusconi ripiegato sul ricordo nostalgico dei sui suoi trionfi degli anni Novanta e una Meloni orientata favorire, con femminismo da rotocalco, una esponente-donna dello schieramento avverso, dopo il tentativo, fallito, della Sinistra di compiere la stessa operazione con un noto luminare in servizio permanente effettivo nella difesa di ogni tesi socialcomunista) o, infine,

d) per l’applauso frenetico, ostentato e prolungato di tutti i settori dell’aula della Camera dei Deputati in seduta comune al discorso del Presidente rieletto che ha parlato di “dignità” a Parlamentari dimostratisi palesemente “indegni”.

E’ più facile capire, invece, ciò che un giornalista e intellettuale occidentale, Matthew Dean, ha scritto di recente circa l’impegno profuso dai migliori studiosi cinesi di arte, di letteratura e di comunicazione per impossessarsi e divenire esperti della cultura greco-romana. La ricerca sarebbe verosimilmente finalizzata a consentire alla Cina di uscire dall’ambito etnico e diventare creativa, attraverso l’arte, la scrittura e le immagini animate sonore di una comunicazione planetariamente diffusa.

La notizia è di particolare importanza, perché probabilmente si collega all’esempio, perfettamente riuscito nella stessa direzione, del Sud Corea e del Giappone.

Questi due Paesi dell’Estremo Oriente, con un’esaltazione e un’intelligente applicazione (nella pratica quotidiana) del razionalismo, empiristico e sperimentale dell’Occidente dei tempi pre giudaici e pre cristiani hanno felicemente raggiunto nel campo delle arti creative e quindi della comunicazione delle idee, risultati eccellenti che apparivano del tutto impensabili qualche decennio fa. Si pensi al successo dei best seller del romanziere giapponese Hariki Murakami e dei film e serial del nuovo cinema sud-coreano.

L’avvicinamento della Cina alla Russia, nella prospettiva di una concorde divisione delle sfere d’influenza nel mondo, rappresenta un’ulteriore conferma del giudizio molto negativo sull’Occidente, divenuto, a loro probabile giudizio, sostanzialmente quasi “mediorientale” con l’esplicita rivendicazione delle sue radici giudaico-cristiane e incamminatosi inesorabilmente sul viale del tramonto, così come preconizzato da Oswald Spengler e avvertito sulla propria pelle da uno scrittore sensibile come David Foster Wallace.

I Cinesi sembrano avere capito che il caos che caratterizza la vita (interna ed esterna) degli Stati Occidentali è dovuto al miscuglio esplosivo e micidiale delle concezioni religiose ebraico-cristiane e della filosofia idealistica tedesca nella sua doppia veste dell’hegelismo di destra e di sinistra.

La Cina che segue, in grande maggioranza, il concetto confuciano di “armonia”, ha notato il marasma che impazza in Occidente; ha capito di essere stata in passato danneggiata da una delle ideologie (il comunismo) che insieme a religioni imperniate sull’idea di morte, determinava l’affossamento delle sue enormi potenzialità economiche ed è corsa ai ripari.

Ora gli studiosi incaricati da Pechino dovranno verosimilmente accertare se veramente dalla cultura-incultura Occidentale, dominata da assolutismi e astrazioni utopistiche religiose e filosofiche contrarie a ogni razionalità sperimentabile, si possa estrapolare il segreto del “meraviglioso antico” leopardiano e se l’approfondimento della conoscenza della civiltà greco-romana possa consentire anche a loro, con i progressi tecnologici dall’Oriente conseguiti, l’apertura della comunicazione intellettuale su basi non più etniche ma generali e estese a tutto il globo.

La Cina ha compreso bene che la prevalenza degli oscuri protagonisti del Deep State statunitense sulla vita politica e sulle Istituzioni ufficiali ridotte all’impotenza con militari sempre alla ricerca di pretesti bellici che possano alimentare i guadagni dell’industria delle armi e delle banche, dipende dall’avidità proprietaria giudaico-cristiana, bene evidenziata dagli incassi provenienti dall’esercizio del credito e dalla cosiddetta beneficenza.

Quel Paese lontano ha pure capito che la litigiosità estrema nei Paesi Occidentali è una conseguenza dell’irriducibilità ideologica del pensiero bipolare (come la schizofrenia) nato nello stesso alveo post-platonico dell’idealismo tedesco dell’Ottocento.

La Cina, però, ha capito anche che se l’Occidente ha resistito, per altri aspetti, e continua a essere considerato un faro di civiltà propulsiva in campo creativo, ciò è attribuibile unicamente alla cultura greco-romana. Essa, diffusa da Lucrezio Caro con il “De rerum natura” è stata capace di generare la parentesi del Rinascimento in Italia e la duratura, pragmatica stabilità di potenza della Gran Bretagna.

La ragione, quindi, per cui molte energie intellettuali cinesi s’impegneranno negli studi di Classici greci e latini è quella di capire le caratteristiche della civiltà greco-romana e di contrastare con scelte razionali e meditate sia i furori ecologici Occidentali, lautamente finanziati dalle industrie del settore sia quelli guerrafondai alimentati, attraverso il Deep State, dai diktat del suo sistema bancario e industriale e dagli astrattismi assolutistici e irrazionali di un pensiero ormai in preda a rantoli mortali.

 

LUIGI MAZZELLA

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