Crisi Ucraina-Russia. Filipponio (Partito Meridionalista): “Una crisi iniziata nel 2014. Grande assente l’ONU”

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«Analisi, studi e dossier di Istituti di Studi Strategici, Politica internazionale ed Osservatori indipendenti sulla Geopolitica e Sicurezza Internazionale asseriscono, che la crisi diplomatico-militare dell’UcrainaRussia ha avuto inizio nei primi mesi del 2014 ed è precipitata sino ai giorni nostri: annessione della Crimea (Repubblica autonoma) alla Russia, Guerra del Don-Bass (autoproclamate repubbliche popolari di Doneck e Lugansk) e probabile ingresso dell’Ucraina nella N.A.T.O. (Trattato di Alleanza politico-militare)

Una crisi, un po’ “scivolata” via dai mass-media; sia perché le principali diplomazie mondiali (Stati Uniti d’America, Russia, Cina) erano impegnate su altri fronti “caldi” del pianeta (principalmente: Afghanistan, Iraq, Siria, Libia, Corea del Nord, Hong Kong, Taiwan); sia per la pandemia da Covid-19, ancora in corso. Ora ci troviamo ad assistere al quadro “pietoso” della precipitazione degli eventi ucraini.

Una situazione di crisi voluta dagli U.S.A. per un futuro allargamento della N.A.T.O. stringendo la Russia in una morsa? Forse. 

Certo è, che gli Stati Uniti d’America devono rimediare alla “figuraccia” presso l’opinione pubblica interna e mondiale sui vent’anni di missioni in Afghanistan con capitolazione nell’Agosto 2021.

Certo è, che la Russia segue l’evolversi dei rapporti diplomatico-militari degli USA con Ucraina, Georgia, BosniaErzegovina, Serbia, Cipro, ecc., per eventuale pre-adesione alla NATO.

Certo è, che l’inerzia dell’O.N.U. (Organizzazione delle Nazioni Unite) è evidente. Infatti, senza l’invio dei Caschi Blu ha liquidato la Questione Ucraina con un Comunicato Stampa – ormai datato ed emesso a nome dell’ex-segretario generale Ban Ki-moon – che ha sottolineato l’importanza del “…dialogo orientato ai risultati e costruttivo, tra tutte le parti interessate e di adesione ai termini della Dichiarazione di Ginevra sull’Ucraina”. La dichiarazione ha anche chiarito che la situazione resta estremamente volubile.

Per adesso Mosca si limita a osservare il caos, generato dagli Stati Uniti e dalla stampa filo-occidentale.

E l’Italia è pronta a morire per l’Ucraina? No. Per tre buoni motivi. 

Primo perché la diplomazia italiana, è risaputo, conta poco nei rapporti internazionali. Debole risulta essere anche la  “mediazione” franco-tedesca.

Secondo perché, la classe politica dirigente degli ultimi anni è incapace di pianificare la difesa dei confini territoriali dall’arrivo di clandestini, droga e armi gestiti da organizzazioni criminali; e, dalle ONG (Organizzazioni Non Governative) che sfruttano la “debolezza di Stato” vista l’inclinazione politica a favorire sempre più sbarchi. Teoricamente è impensabile che l’Italia possa difendere i confini altrui, come quelli, appunto, ucraini. In pratica, l’Italia nella NATO, potrà fornire, principalmente, supporto tattico e tecnologico, dando la disponibilità ad utilizzare le basi aero-navali militari esistenti sul proprio territorio e le comunicazioni satellitari del M.U.O.S. (di Niscemi, Sicilia)

Terzo. I reports pluriennali del Ministero della Difesa e le riviste di settore, attestano che circa il 70% del personale militare arriva dal Sud (senza conteggiare gli operatori delle Forze dell’Ordine). Sono giovani in cerca di lavoro, di riscatto sociale, di passione incondizionata per le “stellette”. Sono loro che hanno partecipato a tutte le guerre, alle missioni ed operazioni di pace; sono loro che supportano la lotta alla criminalità organizzata e che collaborano con la protezione civile. Non si può quindi chiedere ai nostri ragazzi, dal volontario al professionista, che hanno già dato un contributo notevole in termini di sangue, sudore e lacrime, un altro enorme sacrificio in termine di “vite umane” sull’altare di interessi internazionali ben distanti da noi. 

Su questo, particolarmente i meridionali, dovrebbero meditare e meditare bene».

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