L’olio evo piace a inglesi e australiani ma leva resta prezzo

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Nel 2021 l’export dei prodotti agroalimentari italiani ha sfondato la barriera dei 50 miliardi di euro. A trainare l’export sono le vendite di salumi, formaggi e vino. Ma come si posiziona sul fronte export uno degli alimenti simbolo del made in Italy agroalimentare, ovvero l’olio extravergine di oliva? Oggi l’olio extravergine italiano è l’olio straniero più diffuso e più acquistato in Regno Unito e Australia, che sono stati oggetto di un focus di approfondimento nell’ambito del sesto Forum Agrifood monitor di Nomisma, realizzato in collaborazione con Crif.

Secondo il focus, negli ultimi 12 mesi il 34% degli inglesi che ha acquistato o consumato olio extravergine di oliva lo ha scelto italiano, mentre lo ha scelto il 15% degli australiani, che per il 52% acquistano olio locale. I luoghi di consumo sono soprattutto il ristorante (27% degli inglesi e 18% degli australiani) e la propria abitazione (73% dei britannici e 82% degli australiani. I fattori chiave per l’acquisto sono influenzati soprattutto, in entrambi i casi, dal prezzo (per il 25% degli inglesi e il 28% degli australiani), seguiti da sapore/colore/odore. Importante per il 7% degli inglesi la presenza di un marchio biologico mentre l’11% degli australiani guarda all’origine. Eppure, nonostante la fama e l’appeal dell’olio extravergine siano alte, a livello territoriale ancora gli stranieri faticano a distinguere tra le tante produzioni regionali italiane.

La percezione che l’olio extravergine italiano sia di qualità superiore a quello spagnolo o greco è chiara per il 38% degli inglesi e per il 51% degli australiani. Quanto a quali siano le regioni italiane che producono l’olio evo di maggiore qualità, sia per gli australiani sia per gli inglesi la classifica vede in pole position Toscana, Sicilia e Puglia, ma un fetta importante pari al 36% di britannici e al 44% di australiani risponde “non saprei”. Come abbiamo visto, è il prezzo la leva principale nella scelta di acquisto di un olio extravergine, con un margine di interesse maggiore al prodotto tra i millenials, le persone a reddito più alto e chi risiede in grandi città come Londra e Sydney rispetto a chi vive in campagna o piccoli centri. Il 40% dei britannici e il 33% degli australiani sarebbero interessati ad acquistare un extravergine italiano se lo trovassero nei negozi che frequentano abitualmente. Indeciso rispettivamente il 46% e il 475 del campione, che potrebbe però essere convinto all’acquisto in base ad alcune variabili: le prime due (34 e 22%) sono il prezzo basso o una offerta, seguite da “sapere che fa bene alla salute (10%), brand conosciuto (9%) certificazione biologica o di sostenibilità.

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