GUERRA RUSSIA-UCRAINA: UN MEDIATORE AD ARCORE

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Non vorrei ma non posso. Esatto, non posso non parlare della guerra tra Russia ed Ucraina, che poi è tecnicamente un’invasione, un tentativo di annessione, una catastrofe forse annunciata.

Il vecchio politico americano Kissinger, già anni fa, preconizzava questo epilogo. E se lo diceva uno che di fatti internazionali ne capisce, certo non posso e voglio dire che si tratta di casualità.

La situazione è preoccupante: non c’è da nasconderlo.  Anche pensare alle, tutto sommato, “piccole” sofferenze nostrane, quali l’aumento dei prezzi causato dal mutato quadro degli approvvigionamenti energetici, lascia il passo a quelle indicibili di un popolo che oggi vive sotto le bombe, la fame, la vita negli scantinati ed il sangue.

Non c’è da ridere. Non possiamo farlo.

Stiamo assistendo ad una esclation che qualcuno ancora non percepisce. La Nato, da un lato, con il suo Segretario Generale Stoltenberg ribadisce l’unione tra i Paesi appartenenti al patto, tra cui anche le cosiddette Repubbliche baltiche che, secondo i bene informati, potrebbero essere un prossimo obiettivo di Putin, dall’altro esclude di poter imporre una no-fly-zone sull’Ucraina, situazione che sarebbe foriera di potenziali incidenti o provocazioni Nato-Russia, come dire la partenza della temuta Terza Guerra Mondiale. 

Certo è che le sanzioni economiche che stanno colpendo i portafogli pieni di rubli evidentemente funzionano. Lo Zar ha già detto che le considera delle dichiarazioni di guerra. Probabilmente lo sono ma chissà che, colpendo anche gli oligarchi arricchiti che dovranno lasciare attraccati i loro yacht, non portino a buttare giù dalla torre l’amico di Berlusconi. E’ un calcolo dell’UE e della Nato, non del tutto peregrino. Si colpisce la Russia ma ci trattiamo da Tafazzi, impennando le bollette, il grano, l’inflazione e mandando in malora parte dell’economia italiana che esportava parlando russo.

Prossimo step? Rinunciare al gas di Putin. Un po’ naturalmente, per l’arrivo della bella stagione, un po’ pensando di poter riorganizzare gli acquisti verso altri Paesi gassificatori. 

Forse anche perché, in fondo, non si sa che fare.

Il bubbone scoppiato lo abbiamo già in casa. Sta alterando le nostre vite, modifica il mondo e, detta brutalmente, a lungo andare crea potenziali condizioni di malcontento che possono far smuovere anche i più pacifisti.

Cosa succederebbe, infatti, se l’Italia o l’Europa rimanessero senza riscaldamento il prossimo inverno? Quanto petrolio dovrebbero produrre gli altri Paesi per sopperire a quello che rimarrà in Russia? Ed è dopo 10 giorni di conflitto e conviene fare il pieno di Lambrusco piuttosto che di benzina. 

In che condizioni saremo tra due mesi se le parti, al di là del parlarsi (ma non tra i capi di Stato) al confine ucraino, non dovessero trovare una quadra?

Putin ha già censurato i social e gli organi di stampa. Lo Stato russo riconoscerà circa 60.000 euro (in rubli ovviamente) alle famiglie dei militari che moriranno in guerra. Siamo già pericolanti. Molto, anche in Europa.

Soluzioni? Pare si sia offerto di mediare Papa Francesco ma, con tutto il rispetto, non è un politico. E’ un religioso avulso dalle logiche economiche e dai mezzi non propriamente da santi. 

Ci vuole una persona non tacciabile d’essere nemico della Russia, amico anche della Nato, autorevole abbastanza da poter chiamare e parlare al telefono con tutte le parti, capace di trattare e giungere ad un compromesso soddisfacente per tutti, anche usando logiche imprenditoriali, spesso anche diaboliche oppure originali. 

Trump lo ha fatto per gli USA contro la Corea del Nord e riuscì ad eliminare quel pericolo. 

Qualche buontempone nostrano ha proposto Angela Merkel. 

Non so voi ma, fossi in sleeping Joe o Macron, una telefonatina ad Arcore la farei…

GIANPAOLO SANTORO

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