Brindisi, gip su omicidi imprenditori: «Malvagità che lascia sgomenti»

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«Omicidi meditati, programmati, organizzati e fortemente voluti per ragioni economiche e per l’insana volontà di imporsi come famiglia egemone nel territorio. Le modalità esecutive sono di una malvagità che lascia sgomenti.» Così la gip del tribunale di Brindisi, Vilma Gilli, nell’ordinanza con cui ha convalidato i fermi dei fratelli brindisini Cosimo ed Enrico Morleo, 57 e 56 anni, ritenuti rispettivamente il mandante e l’esecutore materiale degli omicidi degli imprenditori Salvatore Cairo e Sergio Spada, avvenuti 22 anni nella città capoluogo. Contestate le aggravanti della premeditazione e del metodo mafioso.

Cairo e Spada, entrambi attivi nel settore del commercio all’ingrosso di pentole e articoli per la casa, sarebbero stati uccisi perché avrebbero intrapreso strade in concorrenza con quella della famiglia Morleo che avrebbe voluto avere il monopolio. Il fermo, secondo la gip, è «tempestivo ed è stato eseguito nel rispetto dei presupposti di legge»: «ricorre il pericolo di fuga vista la gravità dei fatti per i quali la pena potrebbe essere l’ergastolo». Nel provvedimento la gip fa riferimento al fatto che, stando a quanto accertato dalla Squadra Mobile di Brindisi, Cosimo Morleo ha dismesso alcune proprietà e attività a lui riconducibili e che secondo quanto emerge da alcune intercettazioni aveva “preparato le valigie”.

Nell’ordinanza la gip ha sottolineato che il corpo di Cairo «è stato vilipeso e distrutto, impedendo persino una sepoltura dignitosa ai suoi cari». Stando a quanto ricostruito dalla Dda di Lecce, partendo dalle dichiarazioni di un teste oculare che all’epoca aveva 18 anni e da quelle di Massimiliano Morleo, il fratello minore degli indagati, Cairo sarebbe stato accoltellato e il cadavere fatto a pezzi con la sega per poi essere bruciato. Spada «è stato prelevato mentre entrava nel cancello di casa, luogo sicuro per antonomasia e ucciso a bruciapelo con un colpo di pistola alla tempia, a distanza ravvicinata». Il cadavere è stato lasciato nella sua auto, abbandonata in una piazzola di sosta. Secondo la gip «una tale efferatezza non trova mitigazione nel trascorrere del tempo» e gli indagati hanno «dimostrato di essere capaci di eliminare chi ritengono essere un ipotetico avversario».

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