Energia: +4,6% sui prezzi dei prodotti alimentari

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«I prezzi al consumo dei prodotti alimentari e delle bevande schizzano del 4,6%, con il rincaro dei beni energetici che si trasferisce sulla filiera agroalimentare e colpisce gli agricoltori e gli allevatori, costretti a vendere sottocosto, e i consumatori con ben 210mila pugliesi che si trovano in condizioni di povertà».

È quanto afferma Coldiretti Puglia, in riferimento ai dati Istat sull’inflazione a febbraio, che evidenziano un balzo del 45,9% per l’energia che si riflette sui prezzi di molti prodotti alimentari.

«In testa alla top ten dei prodotti alimentari che hanno fatto segnare il maggior incremento di prezzi con un balzo del 19% c’è – rileva l’associazione – l’olio di semi come il girasole importato dall’Ucraina che ha dovuto interrompere le spedizioni e si registrano accaparramenti e scaffali vuoti. A seguire con un +17% la verdura fresca, anche per gli alti costi di riscaldamento delle serre, e la pasta (+12%) con la corsa agli acquisti nei supermercati per fare scorte. Aumenti dei prezzi significativi fanno segnare nell’ordine burro (+12%), frutti di mare (+10%), farina (+9%), margarina (+7%), frutta fresca (+7%), pesce fresco (+6%) e carne di pollo (+6%)”. “Il boom delle quotazioni per i prodotti energetici e le materie prime si riflette – sottolinea Coldiretti Puglia – sui costi di produzione del cibo e del confezionamento, dalla plastica per i vasetti all’acciaio, dal vetro per i vasetti fino al legno per i pallet da trasporti e alla carta per le etichette dei prodotti che incidono su diverse filiere”. “Il risultato è che, in una bottiglia di passata di pomodoro da 700 ml in vendita mediamente a 1,3 euro, oltre la metà del valore (53%) – secondo la Coldiretti – è il margine della distribuzione commerciale con le promozioni, il 18% sono i costi di produzione industriali, il 10% è il costo della bottiglia, l’8% è il valore riconosciuto al pomodoro, il 6% ai trasporti, il 3% al tappo e all’etichetta e il 2% per la pubblicità».

«In Puglia oltre l’85% delle merci per arrivare sugli scaffali viaggia su strada l’aumento dei prezzi di benzina e gasolio – conclude l’associazione – ha un effetto valanga sui costi delle imprese e sulla spesa di consumatori con il rischio di alimentare psicosi, accaparramenti e speculazioni».

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