Ucraina, Coldiretti: «In Puglia grano su 100mila ettari di terreni incolti»

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In Puglia potrebbero essere messi a coltura oltre 100mila ettari di terreni incolti per contrastare la carenza di grano duro destinato alla produzione della pasta, di grano tenero per il pane e mais per gli allevamenti. E’ quanto propone Coldiretti a seguito del blocco degli approvvigionamenti di grano dall’Ucraina dovuto al conflitto in corso.

«Con gli interventi straordinari decisi dalla Commissione Ue può essere garantita anche in Puglia – sostiene Coldiretti regionale – la messa a coltura di oltre 100mila ettari lasciati incolti per la insufficiente redditività, per gli attacchi della fauna selvatica e a causa della siccità. Quest’ultima, inoltre, va combattuta con investimenti strutturali per realizzare piccoli invasi che consentano di conservare e ridistribuire l’acqua per aumentare la produzione aggiuntiva di grano duro per la pasta, di tenero per fare il pane e di mais per gli allevamenti».

La proposta di Coldiretti Puglia è coincisa con il ritorno dei grani antichi, dal Senatore Cappelli al Gentil Rosso, per fare il pane e la pasta, pane e pasta, presentanti al mercato dei contadini di Lecce dagli agricoltori di Campagna amica. Gli agricoltori si sono detti pronti ad aumentare la produzione di grano in Puglia, dove è vietato l’uso del glifosate in preraccolta.

«Intanto, quest’anno produrre grano costa agli agricoltori pugliesi fino a 600 euro in più ad ettaro – spiega Coldiretti Puglia – a causa dell’impennata dei costi energetici dovuta all’effetto a valanga della guerra in Ucraina dopo la crisi generata dalla pandemia Covid, che si riflette a cascata su sementi e gasolio fino ai fertilizzanti».

Secondo Coldiretti le superfici destinate alla produzione del grano potrebbero raddoppiare a partire dalla prossima stagione. «Le migliori varietà di grano duro selezionate, da Emilio Lepido a Furio Camillo, da Marco Aurelio a Massimo Meridio fino al Panoramix e al grano Maiorca, sono coltivate dagli agricoltori sul territorio pugliese – conclude Coldiretti – che produce più di un quarto di tutto il frumento duro italiano».

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