Energia: onde marine, al Blue Deal a Valencia vince l’azienda Geco di Brindisi

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L’azienda Geco di Brindisi ha vinto la sfida ‘Micromobilità sostenibile alimentata dall’energia delle onde marine’ nella seconda edizione del Blue Deal Business Forum che si è svolto a Valencia (Spagna) nei giorni scorsi. A darne notizia è Legambiente Puglia che ha sostenuto il progetto Sustainable Energy by Wave Trap (Sewat) presentato dall’azienda. Al concorso hanno partecipato più di 30 aziende europee con 80 progetti.

«Il progetto Sewat è parte integrante delle proposte inserite nel piano di rigenerazione dell’area compresa tra il petrolchimico e la centrale termoelettrica di Brindisi Sud, formulate con docenti e studenti di scuole medie superiori brindisine», spiega Legambiente Puglia in una una. «Il progetto prevede l’inserimento dell’impianto di produzione di energia elettrica e idrogeno lungo quella costa, fino a costituire anche una barriera di protezione della falesia adiacente alla centrale Enel», prosegue. «Questo lavoro è assolutamente innovativo, sostenibile e declina a pieno titolo sette dei diciassette obiettivi per lo sviluppo sostenibile contemplati nell’agenda Onu 2030», va avanti Legambiente.

«L’obiettivo è produrre grandi quantitativi di energia sfruttando le onde del mare e nel contempo, proteggere la costa dall’erosione. Il progetto è in fase avanzata di studio e sperimentazione. L’idea è stata validata con prove su modello e attualmente è in fase di costruzione un prototipo per proseguire i test in condizioni reali in mare, ciò che avverrà nelle prossime settimane», sottolinea Legambiente.

«Sewat sarà nuovamente sottoposto all’attenzione dell’Enel che ha ufficializzato l’intenzione di realizzare un polo energetico delle rinnovabili, accanto a impianti fotovoltaici con accumulo di produzione di idrogeno e di promozione dell’utilizzo dello stesso in una filiera corta all’interno di una Hydrogen Valley, creando le condizioni per realizzare in loco filiere produttive e di economia circolare ad alto valore aggiunto», conclude Legambiente.

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