Giulio Regeni: il valore di una vita

90 Visite

Tutti noi conosciamo la storia della morte del dottorando Giulio Regeni. Una storia triste, dolorosa e spietata e ben spiegata nella frase della mamma di Giulio «sul corpo di mio figlio ho visto tutto il male del mondo».

Giulio è stato sequestrato, torturato e ammazzato, si presume, da quattro barbari – uomini indegni ripudiati anche dal loro Dio, che la magistratura romana, competente per i reati commessi sugli italiani all’estero, ha identificati in: generale Khaled Shalabi, capo della Polizia criminale e del Dipartimento investigativo di Giza; i colonnelli Athar Kamel e Usham Helmi e il maggiore Magdi Sharif del servizio segreto militare egiziano. Nei loro confronti è stato avviato un processo penale per sequestro di persona e omicidio. (Purtroppo non è stato possibile ascrivere loro il reato di tortura perché in Italia tale reato è stato approvato dopo la morte di Regeni)

Tuttavia il processo in Italia non può celebrarsi, per il momento, poiché non stati notificati ai presunti assassini, gli avvisi di garanzia e quindi il diritto alla difesa, posto che l’Egitto non ha mai pienamente collaborato con le autorità politiche e giudiziarie italiane. Questo è il vero attuale problema alla celebrazione della “verità”. Staremo a vedere come la questione si evolverà.

L’Egitto per parola del suo presidente si professa paese amico dell’Italia e che la questione Regeni altro non è che la cospirazione di un gruppo di dissidenti che utilizzano ogni mezzo per destituire il presidente Al SISI al comando dell’Egitto dopo un colpo di stato. La solita solfa di chi governa uno Stato con un sistema dittatoriale: la colpa è sempre degli altri. Ma sia la magistratura italiana sia la commissione parlamentare di inchiesta istituita ad hoc hanno sbugiardato tutte le tesi meschine e vergognose che le autorità egiziane hanno di volta in volta preteso di propinare allo Stato Italiano e alla famiglia Regeni. Una vigliaccheria.

Tuttavia qualche anima persa pare abbia avuto un rigurgito di onestà tanto che costui , con l’intento di smuovere le acque stagnanti e rese ancora melmose e torbide dagli ignobili silenzi egiziani, ha inviato una email anonima, anzi più di una, il cui contenuto pare sia abbastanza verosimile. L’anonimo, che non può rivelarsi per paura di rischiare la sua vita, racconta particolari solo a conoscenza degli inquirenti italiani. Giulio è stato vigliaccamente torturato e ammazzato dai servizi segreti militari egiziani e gli sono state inflitte torture che solo la perizia autoptica poteva evidenziare – difatti così è –  e che, inoltre, il presidente AL SISI è perfettamente a conoscenza del caso.

Fin qui le notizie di dominio pubblico. Ma c’è un grosso “MA” che sfugge: sono i rapporti politici ed economici che intercorrono tra l’Italia e l’Egitto. Quanto vale la vita di Giulio Regeni? Due unità navali che l’Italia ha venduto all’Egitto? 11 miliardi di euro di armi da vendere all’Egitto? Le Forze armate egiziane costituiscono la più numerosa fra le componenti armate regolari di uno Stato, sia in Africa, sia nel Vicino Oriente, e sono la 13ª forza armata più potente del mondo e volte che non sia appetibile  per la nostra nazione?

 A mio parer la pantomima politica tessuta sul caso dai politici di turno è solo fumo negli occhi più utile a far “apparire” che a “essere”. Credo che il problema sia solo “politico” cioè che l’Italia abbia più interesse a coltivare i rapporti con il dittatore AL SISI piuttosto che a far emergere una verità che sono sicuro, sarebbe scomodissima.

Per arginare l’onda emotiva che ha coalizzato tantissime associazioni, organizzazione umanitarie, apparati pubblici straneri, vedi l’ipotesi che Regeni fosse una spia al soldo di Sua maestà la Regina d’Inghilterra, la rabbiosa e condivisa reazione dei genitori di Giulio, instancabili nella ricerca della verità e molti comuni cittadini, l’Egitto ha messo su un vero e proprio muro di gomma, costruito su falsità di ogni genere senza alcuna esitazione, senza alcun contegno istituzionale. AL SISI e il suo governo fantoccio si fanno gradassi perché l’Egitto è uno stato che conta nello scacchiere geopolitico medio orientale. Diciamocela tutta: L’Egitto fa comodo alle grandi potenze perché  è considerato uno stato di media potenza, con una significativa influenza culturale, politica e militare in Nord Africa, Vicino Oriente e mondo musulmano.

Il Parlamento europeo ha più volte condannato il regime di al-Sisi per le continue violazioni dei diritti umani, le sparizioni forzate, le torture, la detenzione in condizioni degradanti, gli arresti arbitrari, la sistematica intimidazione di attivisti pacifici, giornalisti, persone LGBT e studenti, le condanne a morte con processi collettivi e le condanne a morte di minori – guarda caso la sorte destinata al povero Giulio.

Ma ripeto è un muro di gomma. Fino a quando un “interesse” prevarrà su di un altro “interesse” non ci sarà mai giustizia e il modo peggiore è saperlo e non poter fare nulla. Probabilmente il processo in Italia sarà celebrato, probabilmente gli esecutori morali e materiali della morte di Giulio Regeni saranno condannati, ma molto probabilmente sarà una giustizia a metà.

Ciao Giulio, non mollare.

Franco Marella

Promo