La nuova geopolitica

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La guerra in Ucraina ha ulteriormente complicato una situazione già molto complessa. Siamo ad un punto nel quale in maniera casuale o no si sta formando una rafforzata intesa tra potenze “nuove”. L’aver utilizzato lo strumento economico assieme a quello militare per premere sulla Russia ha “spinto” Cina, Russia, India e altri a cercare forme di intesa commerciale che avrebbero richiesto molti anni di lavoro diplomatico; non è fenomeno nuovo: anche le sanzioni all’Italia degli anni trenta spinsero Mussolini a cercare o accettare una maggiore tutela tedesca con il risultato disastroso che conosciamo. Ma questo rafforzamento del pluralismo nella distribuzione del potere planetario sembra progressivamente approfondirsi ed estendersi fino a coinvolgere le politiche monetarie; e lì le cose si fanno serie perché gran parte del ruolo egemonico degli USA si fonda sul ruolo del dollaro. Se poi nelle secrete stanze questa intesa sia stata estesa a questioni come Formosa (e non possiamo saperlo) vuol dire che qualcuno sta osando molto di più del ragionevole.

Mentre il blocco Russia-Cina-India & co. pensa, ragionevolmente, di spuntarla prima o poi, gli USA dopo le esperienze afgane non possono sentirsi sicuri al cento per cento. Come mai sembrano non allarmarsi? Forse non si sono accorti del rischio rublo? Ma chi decide veramente negli USA? Biden appare sempre più un portavoce ma certamente le questioni sono così ampie che tutte le componenti dell’Amministrazione sono state coinvolte. Ma non basta; in USA le lobby si muovono liberamente nei Palazzi e quindi certamente stanno influenzando le decisioni anche al di la -per non dire contro- gli interessi nazionali. Un esempio macroscopico di queste influenze fu l’ammissione della Cina nel WTO certamente contraria alla manifattura americana e occidentale ma fu fatto lo stesso aprendo la terribile pagina della mondializzazione selvaggia che adesso ha messo gli Stati uniti in condizione di svantaggio verso i nuovi potenti. Ma anche il too big to fail è una chiara ammissione di soggiacenza delle Istituzioni pubbliche verso interessi privati. Ma come ce ne usciamo? Oppure la partita è persa? Seguire ciecamente le indicazioni americane significa assecondare gli interessi veri di tutto l’Occidente oppure solo di alcune multinazionali che manovrano occultamente con le quali non abbiamo stretto alcuna alleanza?

Nel frattempo agli occhi delle pubbliche opinioni Occidentali l’immagine del sogno americano è estinto da molto. Il modello consumistico è franato miseramente sui temi ambientali; quello efficientista si è suicidato quando ha sommerso il pianeta di tecnologie liberticide; quale sarà il modello cui aspirare nel futuro? Come recuperare la centralità della persona a detrimento della centralità degli interessi delle corporations too big to fail? Come fermare la crescita neoplastica dell’arroganza degli Stati scatenata contro i propri cittadini ormai divenuti sudditi?

CANIO TRIONE

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