Città bella, città brutta

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Il cambiamento di una città passa sempre
attraverso il cambiamento delle persone. Tutto passa attraverso le persone,
attraverso noi. Ognuno deve cambiare prima se stesso se vuole contribuire ad un
cambiamento esterno a se’.

Le città sono la nostra casa più estesa, non
quella parte che non appartiene a nessuno.

L’arredo urbano è espressione di
identità,  come l’arredo delle nostre
case. Anche il semplice posizionamento delle scale in un edificio o in una
città può avere determinati effetti inconsci sulla mente umana.

Se abbiamo piazze e viabilità, cura degli
spazi verdi, proprio come il mantenimento e della pulizia degli spazi, di
sicuro ne riceviamo benessere psicologico.

Ognuno tragga in tal senso le proprie  deduzioni.

Perché le nostre case sono belle e poi basta
uscire dalla porta e gli spazi comuni non ci appartengono e non li proteggiamo?

La metafora dell’appartenenza viene prima di
ogni altro luogo comune. Come possiamo pensare di fare bene se non sentiamo di
“appartenere”?

Case private belle e luoghi comuni in degrado.
Bisogna invece annodare i fili tra il benessere interiore e il benessere
esteriore.

Quando visitiamo una città ci rimane impressa
la dimensione della cura, dell’ordine e l’atteggiamento dei cittadini che ne
ricevono benessere e che contribuiscono a rinforzarlo.

Se ci pensiamo bene le strade e la viabilità
sono il contenuto delle connessioni relazionali, delle persone del centro e
della periferia, dei sevizi insomma.

È grazie all’interazione tra i vissuti delle
persone e le città che si attua un meraviglioso cambiamento non solo delle
città stesse, ma anche delle persone che in esse vivono.

Se saremo in grado di connettere il nostro
spazio emotivo con gli spazi esterni, solo allora riusciremo a sviluppare un
senso di appartenenza emotiva molto forte.

Le strade sono le nostre connessioni, non il
semplice asfalto, il verde e i fiori riflettono l’ educazione alla bellezza e
alla natura.

Le aggregazioni non sono luoghi bui, ma luoghi
piacevoli, che danno benessere, non inquinati, ma salubri. Andare a fare
attività fisica in una città inquinata è un attentato a tutti.

Se è vero che l’urbanistica è una scienza,
allora deve essere in grado di donare, come in psicologia, deve essere capace
di dialogare con i bisogni relazionali.

Lo stress non è astratto,  si alimenta nel disordine, nelle file
disordinate, nella maleducazione e nella aggressività dei cittadini, come
evidenziato dagli episodi delittuosi che purtroppo spesso accadono.

Si è persa la consapevolezza del limite,
pensiamo spesso che la natura sia una risorsa infinita che libera le sue
bellezze da sola.

Se cambiamo senza cambiare noi stessi, siamo
nel paradosso del cambiare senza cambiare nulla, contenuto e mandato che
nessuno psicoterapeuta prenderebbe.


SAVERIO COSTANTINO

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