Tanto tempo fa

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Tanto tempo fa le banche avevano la manica più larga di oggi nel concedere prestiti a persone e piccole imprese. Beninteso, non regalavano nulla, ma si guardava anche alla persona e non ci si limitava a valutare i parametri reddituali e patrimoniali che si valutano oggi in maniera schematica. Era il tempo in cui se andavi a Parigi e aprivi un conto nessuno ti chiedeva nulla e i tuoi soldi erano sempre benvenuti. Erano i tempi della crescita impetuosa tanto da originare poderose spinte inflazionistiche. Tutti sono cresciuti in quel periodo, banche e tenore di vita delle famiglie, imprese piccole e grandi. Poi è stata fatta la Unione Europea nell’ambito della quale avere un conto a Bari o Milano o Berlino sarebbe dovuto essere la stessa cosa e invece si è fatto un enorme passo indietro: i tuoi soldi non sono più benvenuti da nessuna parte, anzi devi pagare commissioni e tasse varie solo per depositarli… sempre che ti concedano la possibilità di tenere un conto corrente. 

Con l’Europa è venuto il periodo delle privatizzazioni. La luce come il gas, come l’acqua non dovevano essere più statali ma private e cioè non essere enti di diritto pubblico ma avere una forma societaria di diritto privato ..le SPA. Lo vuole l’Europa. Risultato è stato che queste Spa sono controllate dallo stato (come prima) che nella sua nuova qualità di azionista percepisce un dividendo, cioè una parte del profitto realizzato nell’esercizio di quella attività imprenditoriale. Profitto che è il frutto di una sovrafatturazione dell’acqua o dell’energia o di qualunque cosa con la quale si è realizzato quel profitto. Cioè lo stato diviene capitalista. Si tratta di cifre enormi realizzate anche grazie alla condizione di favore -per non dire monopolista- in cui operano queste mega società, garantita dalla legislazione che lo stesso stato pone in essere. Così quando paghi la bolletta della luce non solo fornisci ai politici un fiume di soldi di tasse ma anche un profitto sulla commercializzazione di luce e acqua, gas e benzina; profitto che va dritto nelle casse dello stato che, con una piccola porzione di essi, si tengono buone -con bonus e redditi di cittadinanza- le fasce più “bisognose” cioè quelle che potrebbero scendere in piazza e mettere a dura prova la resistenza delle forze dell’ordine. Si evita e rimanda con queste elemosine racimolate anche grazie ai profitti realizzati dalla commercializzazione di beni di prima necessità come acqua e energia lo scontro sociale. 

Naturalmente la iper fatturazione di acqua e luce è una zavorra per lo sviluppo delle imprese a cominciare da quelle piccole; ma chi se ne frega? Queste non hanno rappresentanza politica e non sono avvezze a scendere in piazza a fare valere le proprie ragioni e quindi non costituiscono una minaccia. Se poi qualcuna di queste, già border line, dovesse dare in escandescenze poco male ci sono i ristori, gli aiuti, i bonus vari -miserie spesso promesse e non erogate- a dividere i potenziali contestatori. Ma si va anche oltre: il rincaro di bollette e prezzi non solo forniscono quantità enormi di nuovo gettito, non solo forniscono nuovi dividendi all’azionista-Stato, ma accrescono il Pil senza che non vi sia stato un effettivo aumento di produzioni ed occupazione ma solo aumento delle bollette; cioè i politici possono dire che il Pil è cresciuto e quindi le cose non vanno così male, tanto da poter fare un po’ di debito in più perché il rapporto debito/Pil è migliorato e si possono fare nuovi debiti; tutto questo si realizza solo aumentando le bollette!!!. Cioè: oltre a toglierci i soldi adesso ce li tolgono pure nel futuro!!! 

Ecco dove la maggioranza e la opposizione si trovano d’accordo! e quando arriva un nuovo partito che dovesse detenere la maggioranza dei seggi in Parlamento se lo giocano come il gatto col topo perché questi neofiti non sanno quale è la politica vera; pensano al secondo mandato o alla corruzione o al numero dei parlamentari laddove la politica si fa altrove. 

Questa situazione in cui ci troviamo è possibile chiamarla di bancarotta reale; l’obbligo costituzionale di finanziare la spesa pubblica solo con la tassazione della capacità contributiva è completamente ignorato e si arraffano soldi in ogni modo; dai giochi alle bollette senza parlare delle concessioni e dei balzelli imposti a chi vuole lavorare nell’autoimpiego. E non bastando tutto ciò si ricorre ai danari di recente fatturazione distribuiti attraverso i dipendenti pubblici che garantiscono all’economia reale (cioè a coloro che si alzano presto per alzare la serranda o andare in campagna) un rivolo di danari che serve a far sopravvivere coloro che effettivamente producono cose e servizi e quindi tirano veramente la carretta di tutti! 

CANIO TRIONE

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