Roma: “Uno, nessuno e centomila”, i tanti volti della marcia della Pace

34 Visite

In 100 mila sabato scorso a Roma. Ovvero tutto e il contrario di tutto plasticamente insieme con striscioni e gruppi che erano persino in netta contraddizione di posizioni e vedute tra loro, ma che hanno sfilato per la Pace, e senza alcuno scontro o tensioni neppure tra i sostenitori sotto le bandiere russe e quelli con i colori dell’Ucraina. Sarebbe però potuto andare diversamente per altri, se i politici, quelli in particolare del PD, fossero rimasti fino all’ultimo: e sì che i più noti c’erano praticamente tutti, Letta “«l’assassino»” in testa, ma non c’è voluto molto per loro a capire – è proprio il caso di dirlo – la “mala parata”, e quindi eclissarsi alla spicciolata prima di arrivare all’appuntamento finale con il grande palco in piazza S. Giovanni. Hanno pesato non poco, dunque, le accuse su cartelli e a gran voce di essere «guerrafondai con Draghi» in questa circostanza che ha quasi certificato lo scontro che sta spaccando l’opposizione al nuovo Governo, peraltro anch’esso contestato per l’accusa di troppo aperto filo atlantismo.

Dunque un attacco, ma soprattutto al PD, divenuto di colpo un bersaglio facile (per la sua chiara posizione a fianco di Usa e Nato per una guerra ad oltranza contro Putin e la Russia) per Conte e il M5S, insieme ad altre forze, e ora tutti alla ricerca di sempre maggiori consensi popolari cavalcando il tema della pace. E con una pesante critica alla politica nazionale ma anche europea, per la evidente incapacità dell’Europa di pensare a se stessa e ai suoi interessi invece di appiattirsi supinamente alle decisioni prese altrove, soprattutto da Regno Unito e da questi USA a guida Biden. A dimostrarlo le tante scritte apparse a macchia di leopardo in un po’ tutti i gruppi con un sessantottino e riproposto dappertutto “Yankee go Home” fino al colorato striscione con “Fuori la guerra dalla Storia, fuori l’Italia dalla Nato” del neo nato partito guidato da De Magistris. Insomma in corteo e in piazza il sentiment della maggioranza degli italiani, declinato in tutte le salse, i quali vogliono uno stop immediato alle armi temendo un’escalation fatale del conflitto; ma sono altresì sempre più convinti, con un numero che cresce di giorno, che la paurosa crisi già in atto dipende soprattutto, e non solo in parte come si cerca di far passare, da questo conflitto in Ucraina.

Ovvero questa mascherata guerra mondiale, ad un passo dal divenire nucleare, sulle cui cause si sta pure facendo strada un’interpretazione ben più articolata e diversa da quella quasi unilateralmente proposta e riproposta dal mainstream corrente. Come è apparso evidente guardando i cartelli e striscioni di questo appuntamento romano, e poi dando una scorsa ad alcuni titoloni e approfondimenti del giorno dopo sui maggiori quotidiani nazionali: dai morbidi “…in 100 mila. Ma il corteo divide l’opposizione” o al “In centomila per il cessate il fuoco «ma non siamo equidistanti» fino ai durissimi e senza appello “I “paci-finti” sfilano con i cartelli anti Nato e lo «Zar» Conte guida il corteo» “o “Conte frega la piazza al PD: «Basta armi a Zelensky». E Letta se ne va tra i fischi»“per poi concludere, per rimanere in tema con la manifestazione, con «La sinistra in piazza sfrutta la pace per fare la guerra a governo e Ucraina».

Un titolo, quest’ultimo, che può in realtà racchiudere il senso di questa caleidoscopica piazza romana dove un’“Europe for Peace” di chiara matrice popolar sindacale (e certamente molto più vicina alla Realpolitik dei bisogni reali) ha opportunamente deciso di prendere le distanze dall’area di riferimento, cercando di associarsi invece all’appello universale della Chiesa. O ancor meglio a quello di Papa Francesco che, indipendentemente dalla politica, è già da tempo all’opera per invocare un tavolo mondiale per un cessate il fuoco immediato e avviare serie trattative diplomatiche tra i massimi leader internazionali. L’unica via anche per un accordo di pace duraturo che, sola prospettiva concreta e possibile almeno al momento, non può che essere un ritorno a un più o meno riveduto e corretto status quo ante bellum. Quanto basta a scongiurare soprattutto un nuovo ordine geopolitico con un asse asiatico, Cina in testa, con cui neppure tutto il resto unito della Terra potrebbe competere su alcun fronte, soprattutto se gli si aggrega definitivamente, uscendo dalla orbita europea, la Russia. Un accordo ora più che possibile, considerando le ultime dichiarazioni- minacce del Cremlino anche a fronte delle difficoltà del suo esercito sul campo. Ma sempre Zelensky permettendo, visto che assurto al ruolo di leader mondiale, sembra potersi arrogare lui, adesso e a nome di tutto l’Occidente, il diritto di dettare i termini e le condizioni per la Pace.

Sorvolando sulla contemporanea manifestazione meneghina a bandiere giallo-blu e che, al grido “Slavia Ukraina” e cantando “Bella Ciao”, l’altra sinistra alternativa ha organizzato anche per lanciare un inedito patto elettorale con la Moratti (ma appuntamento poi sintetizzato addirittura da titoli sui giornali come “Per la piazzetta di Milano la trattativa è una resa” o persino un “Calenda marcia per le armi: quattro gatti…”) noi a Roma ci siamo andati. Impossibile d’altronde non esserci in ossequio ad un “Veni, vidi…” che è il primo dei comandamenti per un fotogiornalista che voglia definirsi tale, nonché l’unico modo per farsi un’idea libera e personale per un report successivo quanto più possibile oggettivo. Ed è una piazza fantastica e ben organizzata quella che abbiamo potuto vedere, ma dove soprattutto poter assistere agli interventi da una posizione privilegiata. Nessun politico sul palco, anche viste le premesse nel corteo, è un attento Landini, quello che ha chiuso tra gli applausi la manifestazione, nella sua veste di segretario generale di una CGIL a capo dell’evento insieme a tante altre associazioni laiche e religiose.

Ad aprire invece gli interventi dal palco, don Ciotti di “Libera” prima di lasciare la parola ad Andrea Riccardi per il suo appello rivolto a tutti, a cominciare da quello a «un’Europa che deve avere una sua politica» per poi rivolgerlo più in generale a «una politica degna», cioè capace di trovare una soluzione alla pace sia pure partendo dal presupposto – citando Macron – che «ogni Pace è impura» per necessità di fatto. Un intervento breve ma forte, non dimenticando la tragedia che vive l’Ucraina ma anche i tanti giovani morti perché chiamati alle armi dall’altra parte, questo del fondatore della Comunità di Sant’ Egidio: ovvero quel movimento laicale di ispirazione cattolica che – come abbiamo ricordato in un precedente articolo – è peraltro fattivamente all’opera da tempo e ha già recentemente riunito a Roma tutti i leader delle Religioni del Mondo per un appello congiunto per la fine delle ostilità. Ancora una tregiorni, questa, fitta di incontri e colloqui anche ai massimi livelli istituzionali e praticamente simile a quella che, nel 1990, Andreotti con Papa Wojtyla (con l’aiuto operoso di mons. Paglia) realizzarono per cercare di fermare la guerra in Iraq.

Di scena stavolta Roma, resta comunque più aperta che mai un’opzione Bari che, a nostro avviso, come Città di S. Nicola e “Ponte tra Oriente ed Occidente” sarebbe il luogo perfetto e neutrale per un incontro definitivo soprattutto tra Cristiani Cattolici e Ortodossi, ora apparentemente distanti tra loro per ragioni che esulano dalla Fede, ma che nulla toglie che siano e restino comunque fratelli nel nome dello stesso Dio. Un Dio che è di Pace e non di Guerra, e l’Unico che può fermare questo scempio, prima che sia troppo tardi, illuminando le menti e le coscienze degli uomini e la Politica.

Enrico Tedeschi (con la collaborazione di Giorgia Lecce Coccia).

Promo