“Fascino visionario”, domenica 13 novembre l’Orchestra Filarmonica Pugliese e l’Orchesttra Filarmonica Campana riunite

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La Stagione della pazzia dell’Orchestra Filarmonica Pugliese la porta ad incontrare il secondo evento della Stagione Concertistica 2022/2023 dell’Orchestra Filarmonica Campana in “Fascino Visionario”, che andrà in scena domenica 13 Novembre alle ore 19.00 all’Auditorium S. Alfonso di Pagani.Dopo la “contaminazione” con il Jazz della scorsa domenica la OFP prosegue nella “follia” di fare musica insieme ad altre compagini, sempre nel segno della musica, strumento di fratellanza e unione tra popoli.È questo il messaggio che lancia questo concerto e che vede unite due realtà artistiche: l’Orchestra Filarmonica Campana e l’Orchestra Filarmonica Pugliese dirette dal maestro Giulio Marazia (direttore stabile e artistico della OFC). Una collaborazione di durata triennale che ha il fine di instaurare un gemellaggio tra le due compagini e che porti alla produzione, in entrambe le sedi delle due realtà, di programmi destinati a presentare lavori di rara esecuzione o che necessitano di massicci organici orchestrali.Il programma scelto per questo primo concerto insieme prevede due capolavori di stampo tardo-romantico: l’ouverture Romeo e Giulietta di Tchaikovsky e la Sinfonia “Dal Nuovo Mondo” di Dvorak. Per Tchaikovsky il teatro di Shakespeare non costituiva la sconvolgente scoperta di un mondo espressivo radicalmente in contrasto con il passato, bensì una potente illustrazione delle fondamentali passioni del cuore umano. Il programma letterario dell”Ouverture forniva a Cajkovskij una situazione drammaturgica ideale per costruire una classica pagina da concerto. La vicenda di Romeo e Giulietta si riduce nella sua versione a due elementi drammatici contrastanti, che racchiudono in sintesi tutta la tragedia. Il primo consiste nella violenta faida feudale tra Capuleti e Montecchi mentre al lato opposto troviamo invece il tema dell”amore, “dolce ma sensibile” come recita l”indicazione espressiva della partitura. La realtà, sembra concludere l”autore, avrà sempre la meglio sul sogno d”amore. La Sinfonia n. 9 di Dvorak è il suo primo lavoro “americano” e ultima delle sue Sinfonie ed appare permeata dalla nuova atmosfera nella quale si trovò a vivere il compositore, che affermava: «Mi piace molto e si distingue in modo sostanziale dalle mie precedenti composizioni. Certamente l”influenza dell”America può esser sentita da chiunque abbia un naso». E ancora: «Credo che la terra americana influenzerà in modo benefico i miei pensieri, e potrei quasi dire che qualcosa del genere si sente già nella nuova Sinfonia». Sin dalla sua prima esecuzione, avvenuta alla Carnegie Hall di New York il 16 dicembre 1893, la Sinfonia “dal Nuovo Mondo” ebbe un successo enorme e acquistò da allora una grandissima popolarità nel repertorio sinfonico. Molti vollero vedervi, equivocando, una musica piena di sentimenti patriottici, costruita su melodie della tradizione popolare negra o indoamericana, salutando addirittura la nascita di una scuola nazionale statunitense, è vero che Dvorak fu molto attratto da alcune musiche americane, soprattutto dagli spirituals e dai songs di Stephen Collins Poster. Alla vigilia della prima, dichiarò: «È lo spirito delle melodie negre e degli indiani d”America che mi sono sforzato di ricreare nella mia nuova Sinfonia. Non ho usato neanche una di quelle melodie. Ho semplicemente scritto dei temi caratteristici incorporando in essi le qualità della musica indiana, e usando questi temi come mio materiale li ho sviluppati servendomi di tutti i moderni mezzi del ritmo, del contrappunto e del colore orchestrale».La mattina di domenica 13 novembre lo stesso spettacolo sarà aperto alle scolaresche, scuole di musica e a bambini under 12, con ingresso a pagamento.

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