Crack, farmaci calmanti, cocaina: un mix che unisce rave, party illegali e movida

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  «Il mondo delle sostanze oggi è un universo di policonsumi e policosumatori, dove riaffiora pesantemente il consumo di crack. Un universo che si mostra soprattutto all”interno dei luoghi ”illegali” che da anni con il nostro lavoro interno possiamo osservare e monitorare. Il decreto è una ”scorciatoia” e se verrà applicato i consumi diventeranno sempre più individuali e con maggiore pericolo».

Parla all”agenzia Dire Stefano Bertoletti, psicologo sociale responsabile del settore prevenzione e dipendenze di Extreme. Il progetto che dal 1999, con la cooperativa di Firenze CAT, lavora sulla riduzione del danno e interviene nei festival musicali. rave party, centri sociali, feste private e contesti di divertimento notturno. È una presenza storica quella della cooperativa all”interno di contesti illegali con zone chillout, materiale informativo sui rischi connessi all”uso e abuso di sostanze psicoattive e con presidi di sicurezza. Dalla nostra osservazione interna emerge infatti che «il consumo di crack torna nei contesti di maggiore marginalità. Si vende un prodotto già pronto. Il crack che alla fine è una elaborazione della cocaina, è già fatto e costa meno».

Quindi «si struttura un mercato di una droga più preoccupante che ti costringe ad un ritmo intenso e continuo fatto di pausa e consumo in maniera costante e ciclica. Tra gli effetti più evidenti tra i consumatori un”aggressività importante. Molto frequente tra gli stranieri e i migranti».

Dopo la pandemia, inoltre, precisa lo psicologo «il mondo dei rave e della movida si è collegato. Anche nelle nuovissime generazioni ci sono fazioni di consumo di crack con un mercato sempre più strutturato. Nei rave sono comparse sostanze con principi attivi sempre più forti. Circolano farmaci calmanti e confermiamo sempre la presenza della cocaina. Stando dentro riusciamo ad avere una percezione della realtà e un punto di osservazione utile».  E sulle previsioni future dopo il decreto anti-rave, il responsabile del settore prevenzione e dipendenze Extreme ipotizza che «da una parte continuerebbero a fare party illegali con strategie più raffinate per occupare uno spazio. Minacce simili sono già venute. Ma il dato preoccupante è che potranno proliferare eventi più piccoli, nascosti e più pericolosi, difficili da captare e da raggiungere per le persone che hanno bisogno di aiuto».

Difatti, continua Bertoletti, «registriamo già negli ultimi anni l”emergere di un consumo sempre più individuale in contesti privati, dove c”è meno consapevolezza e maggiore pericolo. Ci saranno dei fronti di conflitto pesanti, caratterizzati da repressione. Il rave rappresenta la voglia e il bisogno di socializzare al di là delle principali costrizione dei contesti di divertimento, rappresenta il persistente bisogno di rompere schemi e il bisogno innato in tutte le società ed epoche storiche di oltrepassare le regole».

Quindi «il decreto mi sembra un abominio dal punto di vista del reato pensato. Pene e repressione fuori luogo. Una scorciatoia per risolvere in modo semplicistico un fenomeno complesso che fa parte della società ed è incontenibile. Il rave con il consumo libero delle sostanze all”interno di una manifestazione socializzante fa rivivere spazi urbani abbandonati che hanno una cultura di nicchia. All”interno di questa cornice prende vita il fenomeno del consumo dove noi lavoriamo per una riduzione del danno e dei rischi».

Per lo psicologo Bertoletti «il rave rappresenta un contesto particolare che non richiede delle norme così pesanti. Questa iniziativa legislativa serve a produrre consenso, inoltre si parla in maniera semplificata del consumo di droghe. Questo governo dovrebbe riconoscere il lavoro che da anni facciamo portando un servizio concreto di tutela alla salute dei consumatori. Con i servizi esterni, stand, operatori formati e primo soccorso- conclude- possiamo intervenire su situazioni psichiche e promuovere un lavoro di mediazione tra organizzatori e forze dell”ordine».

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