La Zes-Sud ultima spes

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Il Sud non ha bisogno di “aiuti” a fondo perduto ma di un “sistema” di norme pensate per la crescita

 

Il dibattito sulle Zes ha riaperto la questione meridionale che si era persa nelle nebbie padane fin dall’inizio della seconda Repubblica.

 

Dopo un secolo e mezzo di meridionalismi sbagliati sappiamo con ragionevole certezza cosa NON serve al Sud; e cioè sappiamo che NON sono serviti e quindi NON vogliamo “aiuti” a fondo perduto o crediti d’imposta; NON vogliamo cattedrali edificate con i soldi del contribuente nel deserto economico; NON vogliamo essere scippati delle nostre materie prime: braccia, menti, energie fossili e verdi; NON vogliamo la cementificazione delle nostre Terre; NON ci servono ducetti che facciano strame delle leggi di tutela ambientale e di contenimento della corruzione.

 

Quindi la legislazione fiscale delle Zes NON dovrà essere applicabile alle imprese internazionali o comunque con più di cinquecento dipendenti che già beneficiano della loro condizione di controllori di fette rilevanti di mercato; NON è per loro che si fanno le Zes ma per le imprese esistenti e nasciture del Sud o che decidono di collocarsi al Sud.

 

Dopo tanti ovvi “NON” serve indicare i punti che in positivo devono essere introdotti:

 

-in un’area che non beneficia delle minime dotazioni infrastrutturali di cui sono dotate le aree concorrenti non si può applicare la stessa legislazione fiscale del resto d’Italia (ove sono state edificate significative infrastrutture) pur salvaguardando il gettito; quindi va consentito al contribuente di piccole e medie dimensioni e professioni di forfetizzare per almeno un decennio l’imposta (non certo l’aliquota) nel calcolo delle imposizioni dirette in modo da ridurre contenzioso e burocrazia amministrativa, interpretazioni in libertà della normativa fiscale, errori che sono probabili specie, ma non solo, nei paesini sperduti e privi di figure professionali all’altezza della farraginosità della legislazione fiscale. Ovviamente ciò deve valere per la nuove e per le vecchie imprese in quanto la legislazione fiscale non può non essere la stessa per tutti nella stessa area. Questo è un punto qualificante dell’intera riforma fiscale in gestazione già indirizzata al concordato preventivo biennale.

 

-in un’area che esporta energia sia fossile che verde non si può pagarla come se la si importasse. Serve un’Autorità per l’energia che sia specifica per questa zona economica speciale e che concretamente garantisca un prezzo di ogni energia (per imprese e famiglie che operano e vivono nel Sud) che sia libero non solo dai costi di trasporto evidentemente molto più bassi, ma anche da parte del prezzo della componente energia che essendo prodotta in eccedenza ha un “valore” di mercato nel sud molto più basso che non altrove; valore artificiosamente accresciuto dalla connessione con aree ricche e quindi energivore che, così come accade oggi, beneficiano del nostro sacrificio in termini paesaggistici e produttivi per il loro benessere. Questo si inserisce nella questione Pnrr che deve prevedere il potenziamento delle produzioni energetiche verdi in mare su un paio di isole galleggianti che garantiscano energia a costi e prezzi competitivi a tutto il Sud.

 

-serve che il personale preposto alla gestione delle Zes vegli con potere sanzionatorio sui comuni e regioni perché assolvano i loro doveri burocratici in termini di tempo e costi nella erogazione dei permessi in tempi brevissimi e senza infiltrazioni e influenze di alcun genere né della malavita, né dei politicanti locali. NON è accettabile che gli enti locali vengano superati da provvedimenti amministrativi frettolosi quanto raffazzonati dei super commissari, ma è necessario che vengano pungolati ad avere maggiore efficienza e rapidità.

 

-serve una infrastruttura finanziaria che fornisca alle pmi esistenti e nasciture credito e capitali di rischio a tassi di interesse più bassi che non nel resto d’Italia e d’Europa utilizzando in loco il risparmio locale in eccesso, invertendo l’attuale ormai annosa situazione per la quale al sud manca liquidità e credito che (quando vi sono) sono molto più care che al Nord.

 

Ovviamente tutto questo -che è il minimo indispensabile per lo sviluppo del sud- deve essere garantito da subito a tutte le imprese non grandi e a tutte le professioni esistenti e nasciture ovunque si trovino nel Sud perché è inaccettabile anche solo immaginare una situazione nella quale la legislazione non sia uguale per tutti gli operatori e cittadini del Sud non solo per equità ma anche per non distorcere la concorrenza.

 

Tutto questo NON ha costi per il contribuente ma fonda un “sistema” economico che in modo autogeno nasce e si sviluppa semplicemente pagando alcuni fattori della produzione (stato, energia, credito) per quello che valgono e non secondo i prezzi di altre aree più ricche ed arricchite spesso anche dalla abnegazione, competenza, parsimonia e contribuzione dei nostri padri e nonni.

 

CANIO TRIONE

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