DEF E NADEF PER IL 2024

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Ogni processo di formulazione della Manovra economico finanziaria dell’anno successivo a quello corrente, è strettamente intrecciato, in maniera non semplice, con le procedure europee che, ovviamente, sono uguali per tutti i Paesi della Unione.

La prima parte dell’anno è chiamata “Semestre europeo”, per il ruolo predominante della EU, nel processo.

Infatti, si comincia con la diffusione, nel primo bimestre, di elaborati europei (indagine annuale sulla crescita e, a seguire,  le linee guida di politica economica) ai quali gli Stati membri si debbono uniformare.

Sulla base di tali elaborati, i Paesi membri dovranno presentare, entro il 10 Aprile, il DEF (Documento di Economia e Finanza) che è il principale strumento di programmazione economica e finanziaria nazionale. 

Esso utilizzerà i dati economico finanziari del Paese quali, ad esempio, il PIL e il Debito, elaborati dall’ISTAT; e conterrà alcuni capitoli essenziali per una completa visione quali i Piani nazionali di riforma (PNR) e i Piani di stabilità e convergenza (PSC) elaborati secondo gli indirizzi e gli accordi europei.

Il DEF sarà valutato dalla Commissione europea che invierà, a giugno, ai singoli Stati, che dovranno recepirle, le raccomandazioni di politica economica e di bilancio.

 

A questo punto comincia il “semestre nazionale”.

Poiché le dinamiche economiche finanziarie sono complesse e mutevoli, è prevista la NADEF (Nota di Aggiornamento del DEF) che dovrà essere completata entro il 27 settembre. L’obiettivo di tutto questo processo è produrre il DPB (Documento Programmatico di Bilancio) che ha un orizzonte temporale almeno triennale, e che deve essere inviato alla Commissione Europea (e all’Euro Gruppo) entro il 15 ottobre e, alle Camere, il 20 ottobre.

Il parere/responso della Commissione arriverà entro il 30 novembre, in tempo utile per mettere a punto il DPB e per produrre la LB (Legge di Bilancio) che dovrà essere approvata entro il 31 dicembre, per entrare in esercizio dal 1 gennaio.


Abbiamo sviluppato una carrellata di sintesi, molto semplificata, del percorso per arrivare alla Legge di Bilancio perché crediamo sia necessario per quattro motivi: il primo, perché il cittadino deve essere ben informato di come funziona il tutto per evitare di incorrere in strafalcioni di valutazione; il secondo, perché si sappia che tutto è intrecciato, monitorato e controllato, vincolato, coerente; il terzo,  perché, se qualcuno pensa che, con questa armatura, si possa far virare il transatlantico/Paese con la bacchetta del direttore d’orchestra, senza fatica, senza idee, e in tempi immediati, è meglio che cambi subito idea;  il quarto, è perché è necessario consolidare la consapevolezza che gli eventuali  disastri dell’oggi sono il frutto degli errori di ieri. In altri termini, in politica come in economia, il passato influenza il futuro e ne definisce i gradi di libertà e fattibilità.

Nel processo citato, tutte le burocrazie sono al lavoro; ma è la politica quella che deve “disegnare” una prospettiva per il Paese e deve dare spessore alle strategie e agli obiettivi di bilancio. Per questo, non ci stancheremo di sostenere che non abbiamo bisogno di tecnici e professionisti che hanno l’orizzonte della propria professione. Abbiamo bisogno di politici che dovrebbero essere dotati di attitudini sistemiche, valoriali e strategiche.  Qui, però, deve intervenire il potere dell’elettore che deve mandare al governo chi è portatore di una visione e di un progetto di Paese e non chi porta  sé stesso.

Ma vediamo che succede con la manovra previsionale del 2024.

Quali siano le condizioni al contorno ed i presupposti della Legge di Bilancio?

Le dinamiche economico finanziarie intervenute da aprile (mese del DEF) sono frutto del disastro pandemico, della guerra infinita, dell’aumento dei prezzi soprattutto dell’energia e delle materie prime, della inflazione tenace e prepotente, dell’aumento dei tassi della BCE, delle alluvioni e dei terremoti, della degenerazione della Sanità, della immigrazione incontrollata, delle prebende non monitorate come RdC e Bonus 110%, del potere d’acquisto che evapora.  C’è, ovviamente tanto altro da aggiungere, ma tanto basti: molte situazioni prevedibili, molti nuovi fattori emergenti e tanti eventi imprevedibili. 

Quale è l’effetto? Le Casse Statali sono vuote.


La manovra economica per il 2024, pertanto, non può essere che ridotta all’osso a meno che non ci si rivolga massicciamente al prestito con i rischi che tutti conosciamo. 

Al centro della manovra ci sono questioni essenziali: lavoro e tasse, adeguamento di stipendi e pensioni, incentivi alle imprese e alla natalità nelle famiglie, taglio del cuneo fiscale e riforma delle pensioni anticipate con formule di flessibilità in uscita.


E’ la prima volta che, nella impostazione del DEF per il 2004, non si sente parlare di “assalto alla diligenza”.

E’ un’ottima notizia per tutti coloro che predicano Morale ed Etica.

Ma siamo comunque frustrati, perché la manovra è pensata tutta in deficit.

Cosa significa? Che spenderemo, nel 2024, più di quanto atteso dal gettito fiscale.

Per questo di più, è necessario ricorrere al prestito; il che riverbera pari pari sul Debito Pubblico che è già incredibilmente alto e ci soffoca.

Con un debito pubblico così alto (€ 2.815.272 mld a maggio 2023) rispetto al PIL (€1.900.000 mld al dicembre 2022) la credibilità finanziaria del Paese è a rischio. Ma è anche un problema il chi sono i nostri creditori.

Secondo la Banca d’Italia, solo il 10,9% è in mano alle famiglie italiane: il che è nulla in confronto con quanto posseduto dal sistema bancario compresa la Banca d’Italia (50,3%), dai fondi italiani (12,3%), dagli stranieri (26,5%). Siamo, così esposti alle pretese e agli atteggiamenti dei creditori terzi.

Domestico o no, il fatto è che il debito va ripagato e alla sorte capitale vanno aggiunti gli interessi, oggi in crescita, visto l’aumento dei tassi.

La domanda che dovrebbe frullare in testa agli elettori è: “come mai con un debito così alto, l’Italia è ridotta nello stato che tutti conosciamo?”.

Non sarebbe ora di “mettere le cose a posto” nel più breve tempo possibile?Tutti i settori pubblici necessitano di riforme e chiedono investimenti.

Negli anni precedenti ci siamo sentiti dire spesso che “la manovra sarà di lacrime e sangue”. Abbiamo pagato, non abbiamo finito di pagare, ma le cose sono peggiorate perché la povertà si sta diffondendo ed il disagio sociale è tangibile. Chi ne soffre di più sono i nostri giovani, la generazione del domani, che ha perduto ogni entusiasmo del futuro.

Oggi, però, a differenza di ieri, sentiamo dire dal Governo: “Una gestione dei conti all’insegna della serietà e del buonsenso. Gli stessi principi su cui sarà improntata la manovra … basta con gli sprechi del passato, tutte le risorse disponibili destinate a sostenere i redditi più bassi, tagliare le tasse e aiutare le famiglie”.

Speriamo che sarà la volta buona perché abbiamo esaurito ogni opzione: Berlusconi, Renzi, Grillo, Salvini, …, oggi Meloni. Poi? L’astensionismo diverrà il partito di maggioranza assoluta e, allora, addio, alla democrazia.

 

Quello che è strano in questo Paese è che non ci si rende conto che gestire un Paese non è cosa semplice e da tutti; soprattutto, non ha senso pretendere tutto e subito. Chi pensa così è in errore.

Il Paese ha bisogno di interventi strutturali e non contingenti e populistiche.

Si debbono fare riforme sistemiche, strutturali, integrate, sinergiche, sostenibili,  fattibili.

Non ci servono pezza a colore. Non ci servono campagne elettorali permanenti con il tentativo di buttare giù quello che abbiamo messo lì da poco.

 

Che cosa abbiamo, oggi, a disposizione dopo le spese pazze dei governi precedenti?

Solo un “tesoretto” (che strano dire, sembra adatto a risvegliare gli avvoltoi) di solo € 15,7 mld.

Quali i dati di sintesi che il Governo ha considerato opportuni?

Deficit al 5,3% nel 2023, molto lontano dal famoso 3% europeo; deficit al 4,3% nel 2024. Il deficit è da addebitare in gran parte al bonus del 110% che ad agosto 2023 ha raggiunto la considerevole dimensione di € 143 mld, di cui ben € 80 mld a valere sul 2023. Questo debito graverà sulle casse dello Stato per tutta la legislatura.

Sul fronte della crescita, il PIL del 2024 è fissato al 1,2%, stima rivista al ribasso, mentre il Debito Pubblico per il 2024 è fissato al 140,1%.

Il tasso di disoccupazione sarà al 7,3%.

 

Il rifiuto di ricorrere massicciamente ad ulteriori prestiti rende la manovra “essenziale”: l’anno 2024 sarà un anno di transizione e di attesa.

Quali sono gli intendimenti del governo? Il primo è non creare le condizioni per una bocciatura della EU; il secondo è tranquillizzare i mercati finanziari; il terzo è quello di cogliere l’opportunità di ridurre drasticamente gli sprechi: basti pensare che le prebende distribuite senza un adeguata organizzazione funzionale, quali il 110% e il RdC, hanno favorito illeciti e speculazioni, con effetti anche sui prezzi e sulla inflazione.

Le speranze della crescita sono affidate alla capacità di sfruttare molto bene il PNRR per dare un po’ di vitalità alla economia.

Questa sarà una sfida per il governo Meloni.

 

La manovra ha attirato molte critiche. Pur nella prudenza della essenzialità, valutiamo che non sarà proprio una passeggiata. Ma la speranza, che il Paese possa trovare una direzione con il vento in poppa e che il popolo possa reagire con tenacia e determinazione, è quello che ci rimane.   

 

Antonio Vox

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