I fondi pensione integrativi

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La questione dei fondi pensione integrativi non ha mai avuto grande spazio sui giornaloni nazionali, né, tanto meno, sugli altri media. Si tratta invece di una questione che -oltre al danno enorme subito da coloro che hanno voluto credere a tale forma di pensione integrativa- svela i malfunzionamenti sistemici dell’intero comparto bancario e finanziario.

 

L’associazione nazionale pensionati della Banca di Roma il 29 ottobre di quest’anno in un Comunicato Stampa ci racconta del dramma subito da decine di migliaia di pensionati del Banco di Roma che avevano erroneamente creduto nella utilità della loro previdenza integrativa facendo sorgere alcune domande. I dipendenti del Banco di Roma credevano fermamente nella solidità della loro Banca e nella capacità dei gestori del fondo nel farlo fruttare; d’altronde era ed è il loro mestiere.

 

Sappiamo del destino di quella che una volta era una banca di interesse nazionale che attraverso vicissitudini varie è stata fatta sparire o meglio fagocitare dall’odierno Unicredit. Ovviamente non condividiamo e non condividemmo nessuna delle scelte fatte da quel periodo ad oggi di distruzione di marchi bancari prestigiosi ma uno degli effetti collaterali di quella sparizione-assorbimento è stato l’abbattimento delle pensioni integrative erogate agli ex dipendenti di oltre il 70%; come mai? Ce lo dicono nel Comunicato Stampa con alcuni esempi che fanno pensare o ad una enorme sfortuna dei gestori o alla loro incompetenza o, se non vogliamo credere né al fato avverso, né alla incompetenza dei funzionari bancari,….dobbiamo pensare ad una spoliazione deliberata del fondo forse per mettere una pezza ai conti della “nuova” banca aggregata. Sono ipotesi che nessuno può verificare se non le Autorità preposte ma non si sfugge da questo dilemma: la perdita di valore se non è stata dovuta all’incompetenza è stata voluta.

 

La questione in ogni caso genera profonda inquietudine ma calata nella realtà bancaria genera sgomento e sfiducia: il discredito generato da questi fallimenti nella gestione di questi fondi in una fase nella quale anche l’Inps non offre garanzie sulla sua possibilità di almeno restituire le somme versate a titolo previdenziale, porta alla fuga da tutte le forme di investimento finanziario. Cosa che è ampiamente testimoniata dal faraonico ammontare dei depositi liquidi sui conti bancari. Cioè in Italia nessuno si fida di azioni ed obbligazioni delle società private. In un momento in cui le quotazioni dei titoli di stato hanno perso in due anni fino al 60% del loro valore questo significa che è in atto un disastro biblico che non solo penalizza il risparmiatore contro ogni previsione della nostra Costituzione ma toglie alle aziende quotate la possibilità di approvvigionarsi di capitale di rischio  e anche di capitale di esercizio. Un disastro apocalittico nella finanza e nel mondo del credito. Ad aggravare la situazione si sono lasciate decine di migliaia di persone azioniste di banche del livello della Banca popolare di Bari o di Vicenza o della Banca Etruria, (e tante altre) prive di soldi e di risposte. Miliardi di azioni evaporate nel giro di una manciata di ore accampando la mala gestio dei manager storici che intanto andava evitata prima e che però adesso non spiega la volatilizzazione di tutti gli attivi di quelle banche. E il Banco di Napoli ce lo vogliamo dimenticare?

 

Esiste una macchinazione o un complotto contro il sistema creditizio e finanziario italiano? Possibile che nessuno muova un dito per restituire agli investitori cominciando da quelli incauti dei fondi pensione i risparmi volatilizzati? Come mai i fondi pensione americani e i fondi sovrani come quello norvegese crescono floridamente mentre i nostri falliscono ingloriosamente? Perché la gente deve fidarsi dei fondi comuni di investimento se tutto il resto implode? E delle banche che dobbiamo pensare? La politica lo sa che esiste un problema di sopravvivenza del risparmio nazionale?

 

CANIO TRIONE

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