Giulia Cecchettin

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Dopo lo strazio e la commozione per questa figlia trucidata, dopo la condanna del gesto omicidiario per il responsabile materiale del delitto, occorre interrogarsi anche sulle responsabilità sociali delle agenzie educative dello Stato, nel merito.

È mancata la sorveglianza attiva della condizione di grave sofferenza, presente a diverso titolo nei due ragazzi, all’interno delle rispettive famiglie?

Sta certamente mancando nello Stato, assente cronico nell’assunzione delle sue responsabilità di agenzia sociologica, il monitoraggio e l’offerta di assistenza psicologica alle nostre giovani leve, naturalmente fragili per età e indebolite ulteriormente dalle attuali condizioni di sofferenza sociale, che le portano alla disperazione.

L’unico errore che si può ancora compiere, in questo momento di riflessione, è quello di attribuire all’ex fidanzato l’intera responsabilità, esacerbando il giudizio con un facile giustizialismo, dissacrando la commozione che ci pervade per questa perdita con una facile condanna morale, aggiunta a quella giudiziaria.

È il solito mantra del “maschio-carnefice” e della “femmina-vittima”, che rinfocola le rotative dei giornali di carta stampata e di “carta strappata”, anche televisive.

Maschi contro Femmine, Partite IVA contro Dipendenti, Autoctoni contro Immigrati, Bianchi contro Neri, eccetera eccetera, sono il tema prediletto di chi cattura facilmente l’attenzione del lettore, non volendo indagare più in profondità.

Questo è soltanto un piccolo esempio delle spaccature profonde strumentalizzate dal proverbiale terzo, che si insinua godendo della sofferenza dei due litiganti di turno.

Nella valutazione della gravità della sciagura e del gesto criminale, che ha perpetrato questo delitto e che dovrà essere pagato secondo legge, non illudiamoci di essere esenti dalle responsabilità sociali del danno sociologico di cui lo Stato, attraverso la nostra colpevole accidia, è corresponsabile di averla ‘accisa’, alienando le necessarie agenzie educative e assistenziali.

Una Sanità più attenta si sarebbe accorta dello stato di sofferenza patologico che ha prodotto questo risultato infausto, con l’ausilio dell’istituto di Consultori inclusivi, che dovrebbero operare al recupero delle situazioni di degrado, come queste.

Potrebbero offrire, senza soluzione di continuità, servizi sportivi, culturali, ludici e psico-sociali, come fanno le parrocchie surrogando un compito che non è precipuamente il loro, ma che svolgono anche con un certo successo in frange minoritarie della popolazione giovanile.

Se quel supporto non fosse mancato, ora avremmo tra di noi due giovani felici invece di uno morto, uno incarcerato e due famiglie nella disperazione.

Invece, nei soliti Talk ci accontentiamo di insinuare il perbenismo ipocrita che promette, alle potenziali future vittime, formule di autodifesa di circostanza che si avvalgono della retorica consistente nella solita denuncia al ‘moroso-focoso’, dalla prima avvisaglia, senza indicare come discernere il termine dalle normali scaramucce tra due innamorati.

A seguito della rogatoria internazionale, che porterà il Turetta nelle patrie galere, ci sarà ad aspettarlo il ‘rogo’ della pubblica censura, prima, e della pubblica sentenza, dopo. Le coscienze dei moralizzatori saranno così tacitate, trascurando il fenomeno fino alla prossima inesorabile disgrazia.

Così si rischia di innescare una pericolosa escalation di odio e di sospetti, finalizzata a dividere le persone in categorie, come si diceva prima.

Auspico, oltre al doveroso minuto di silenzio in memoria di Giulia, che detti talk-show osservino qualche anno di silenzio, smettendo di fomentare acredine.

Facciamoci l’esame di coscienza e giudichiamo un po’ meno, non dando ai detrattori lo sfogo di considerarci ‘carnefici e vittime’ per consentire a taluni di godere in qualità di ‘terzo’ incomodo, pur non avendo alcun merito di terzietà.

Questo è quanto mi sento di osservare, con il senno della mia terza età.

Concludo con un moto di pietà sulla lapide della povera ragazza.

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