Eutanasia: ‘rispetto per ‘Anna’ ma non è una scelta libera

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Il vescovo dopo il primo caso in cui il farmaco viene fornito dal SSN, ‘strada in discesa verso la deriva, più umanità ‘

“Rispetto e umana pietà per ‘Anna’, ma siamo davanti ad una scelta certamente non libera ma condizionata da una drammatica situazione”. Lo sottolinea all’Adnkronos mons. Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia-Sanremo da sempre in prima linea sui temi legati al fine vita, parlando della vicenda di ‘Anna’, la 55enne di Trieste affetta da sclerosi multipla progressiva morta con l’assistenza del Servizio sanitario nazionale dopo avere ottenuto il via libera al suicidio assistito.

“Se penso a questa persona – dice il vescovo- provo sentimenti di umana pietà. Comprendo che le persone possano trovarsi in situazioni tali , sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista spirituale e morale, per cui da sole non riescono a vedere alcuna via di uscita. Anche se non lo ho mai sperimento sulla mia pelle, posso immaginare. Il problema sta nella cultura di chi porta avanti questo genere di discorsi e nella legislazione dello Stato”. Mons. Suetta, ricordando che “la vita è un bene indisponibile e che come tale non deve essere mai violato”, guarda la questione da un punto di vista antropologico: “Siamo davanti ad una falsa soluzione. La vera risposta sta da una parte nella medicina: e conosciamo quanto le cure palliative abbiano fatto notevoli progressi, quindi opportunamente il malato è messo al riparo da dolori insopportabili. E, soprattutto, bisogna che lo Stato impari a ragionare in termini di cura. La cura non è solo la terapia medica o farmacologica. E’ farsi carico della persona in tutti i suoi aspetti”.

Ecco perché secondo il vescovo di Ventimiglia, siamo in presenza di una ”falsa compassione che si fa scudo di una paura, di una sofferenza purtroppo reale delle persone e sceglie alla fine la via più comoda per la società. È un atto di egoismo, di cinismo da parte della società. Il motore vero sono i costi ”.

Il tesoriere dell’associazione Coscioni, Marco Cappato ha sostenuto che “malgrado ostruzionismi e resistenze ideologiche si sta faticosamente affermando il diritto di scelta alla fine della vita”. Mons. Suetta ribatte: “Qui il confronto è antropologico- etico però, se la vita è un bene indisponibile, lo è sempre. Il che vale per il soggetto stesso. Capisco che è un discorso difficile da presentare a chi vive situazioni drammatiche dal punto di vista della sofferenza per questo parlo della questione con estremo rispetto per questa persona. Il problema non è ‘Anna’ , che ha fatto una scelta certamente non libera ma comprensibilmente condizionata dalla sua situazione difficile”.

Mons. Suetta osserva: “Oggi è una giornata triste perché una persona ha lasciato questa vita in modo così doloroso. Purtroppo, sia sul versante del fine vita che sull’inizio vita, oggi prevale una mentalità in cui l’uomo presume di essere padrone della vita. Non è così. Non polemizzo con la situazione della signora per la quale provo rispetto, discuto in un contesto libero di quello che dovrebbe accadere nel mondo politico, sociale, culturale. E’ qui che bisogna approntare buone prassi. Per ora vedo che siamo in una strada in discesa verso una deriva molto grave ma sono convinto che questa prassi sbagliata farà riflettere molte persone di buon senso e si ritornera’ su posizioni più umane. Qui non c’entra la fede, l’approccio è umano e l’ideologia eutanasica e’ disumana“.

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