La sindrome del granchio blu

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Siamo invasi da specie aliene che sgominano l’habitat di quelle endemiche, prendendo il sopravvento su quelle che vi dimorano da più tempo.

È capitato per il granchio blu, il cui nome scientifico è: Callinectes sapidus, il quale solitamente dimora sulle coste atlantiche dell’America orientale ma che non ha disdegnato, nella storia, passeggiate intercontinentali emigrando sui nostri lidi le chele dalle iridescenze metalliche.

È stato artefice, infatti, di incursioni nel Mediterraneo nel secolo scorso, facendosi avvistare nella laguna di Venezia negli anni Cinquanta mostrandosi, a tratti, anche in località meridionali.

Pure adesso non appare nuovo ad italiche scorribande, viaggiando come clandestino nelle stive delle navi.

Non è l’unica specie ‘gambe-lunghe’ ad aver approfittato dei commerci e della veicolazione marittima, come di aerei che, oltre ai passeggeri regolari, sbarcano orde di volatili e parassiti così aggressivi da soppiantare la fauna locale. Siamo abituati a sentir parlare di calabroni asiatici, scoiattoli grigi che spodestano i nostri roditori indigeni dai colori fulvi, che variano dal rosso al marrone. Poi, non ci siamo fatti mancare neppure moscerini e zanzare di vario tipo “che ci bastavano già i nostri”.

Finora, però, non si era ancora registrata una specie aliena così invasiva da annientare completamente ogni forma di vita preesistente e concorrente.

È l’ultimo ritrovato della scienza: il Covid!

Questo virus è come uno squalo cinese che sta mangiando tutti i ‘pesci dell’influenza’!

Infatti, non si sente più una persona lamentarsi dei fastidiosi raffreddori, durante i primi freddi, o che si accasci sul letto per l’influenza stagionale.

Tutte le influenze se l’è ‘mangiate’ questo parassita, unico vincitore sul podio delle affezioni virali, che non lascia speranze ai miliardi di nostri tormentatori del passato.

Sembra incredibile, ma i test PCR, meglio conosciuti come ‘tamponi’, non lasciano dubbi:

“Tieni il Covid”. Non diagnosticano mai l’influenza, tanto da far dubitare della necessità di vaccinarsi da quest’ultima.

Niente discussioni e niente nostalgie demodé. Ormai non ci facciamo mancare niente di meno dell’ultimo ‘prodotto’ dell’infettivologia.

La gente, ormai, si è abituata a riferire di aver contratto quell’affezione che quasi si vergogna di mostrare una propria debolezza rappresentata da un diversa morbilità, meno blasonata, quando si lamenta di esserselo ‘buscato’.

Pare che il ‘mare atmosferico’, ormai, sia popolato solo dal quel viro-squalo riscontrando, dalle cronache, che si deve essere estinta ogni altra specie microbiologica nel panorama clinico.

Lo sostengono anche gli ‘Eto-viro-star’ di tiratura televisiva.

Non possiamo non concludere, noi osservatori profani, che l’ambiente di questa nuova specie aliena, come è accaduto per il Granchio blu, dovrà albergare nelle profondità marine, perché nessuno lo ha visto ma, in compenso, tutti ne parlano sempre di più. Pure troppo.

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