Arrestati sindaco e assessore Erchie, accuse di concussione, abuso d’ufficio e falso

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Il sindaco di Erchie, in provincia di Brindisi e l’assessore comunale ai Servizi Ambientali, Lavori Pubblici e Polizia Urbana sono stati arrestati stamane dai carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana e sottoposti ai domiciliari in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Brindisi che li vede indagati, insieme all’assessore ai Servizi Sociali, Politiche Giovanili e Pari Opportunità e a un ingegnere, ex responsabile dell’Area Tecnico-Amministrativa del Comune, entrambi sottoposti invece al divieto di dimora, con le accuse, a vario titolo, di ‘concussione e tentata concussione, abuso d’ufficio in concorso e atti persecutori, tutti aggravati dall’aver commesso il fatto contro un pubblico ufficiale, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici in concorso, induzione indebita a dare o promettere utilità, raccolta-trasporto-abbandono incontrollato di rifiuti speciali non pericolosi e violenza sessuale aggravata dall’aver commesso il fatto contro un incaricato di pubblico servizio e dall’aver abusato di autorità e relazione d’ufficio’.

Il provvedimento cautelare, emesso dal gip del Tribunale ordinario di Brindisi su richiesta della Procura, riguarda diversi comportamenti ritenuti delittuosi di cui si sarebbero resi protagonisti gli indagati tra ottobre 2020 e maggio 2022. Vengono contestati al sindaco il tentativo di condizionare illecitamente l’attività del responsabile dell’Area Servizi alla Città, al quale il primo cittadino avrebbe ordinato di ottemperare, anche sotto minaccia di rimozione (cosa, poi, avvenuta), ad una propria richiesta inerente alla formalizzazione della proroga retroattiva dell’affidamento della gestione dei servizi cimiteriali ad una cooperativa sociale (per un importo di circa 15.000 euro), ormai giunta a scadenza del contratto. Tentativo, tuttavia, non andato a buon fine in quanto il responsabile si sarebbe rifiutato categoricamente di adempiere alla richiesta. L’assessore ai servizi ambientali, lavori pubblici e polizia urbana avrebbe indotto in modo indebito una cooperativa, non più incaricata per conto del Comune di Erchie, a effettuare in via informale l’attività di raccolta di rifiuti (ferro, legno, materiale informatico) presso un privato, conoscente dell’indagato, e conseguente trasporto e abbandono degli stessi in un immobile di proprietà comunale, in attesa del successivo smaltimento. Lo stesso assessore avrebbe posto in essere degli ‘approcci’ non graditi nei confronti di una donna che si trovava all’interno degli uffici comunali.
Gli inquirenti avrebbero accertato, inoltre, molteplici tentativi, risultati vani, del sindaco, dell’assessore ai Servizi Sociali, Politiche Giovanili e Pari Opportunità e dell’ex responsabile dell’Area Tecnico-Amministrativa, tesi ad ottenere, per volontà del primo cittadino, che nell’ambito di un bando di concorso pubblico per la mobilità di un ‘istruttore tecnico C1’ per l’Ufficio Tecnico del Comune di Erchie, l’unico partecipante non venisse assunto. Quest’ultima sarebbe stata persona non gradita poiché si era candidata alle elezioni del settembre 2020 nella coalizione di opposizione. In particolare ci sarebbero state pressioni su una componente e sulla presidente della Commissione valutatrice, per indurle alla esclusione del candidato, nonostante la funzione meramente ‘conoscitiva’ del colloquio previsto. Queste ultime sarebbero state minacciate dagli esponenti di vertice della giunta. In pratica, in caso contrario, sarebbero state rimosse dai rispettivi incarichi. Inoltre sarebbe stato suggerito all’ex responsabile Area Tecnico-Amministrativa, nonché membro della Commissione valutatrice, di porre domande tecniche, benché non fossero previste, in sede di colloquio con il concorrente in modo tale da metterlo nella condizione di non riuscire a rispondere e, di conseguenza, di poter più agevolmente formulare un giudizio negativo.

Il sindaco e l’assessore ai Servizi Sociali, Politiche Giovanili e Pari Opportunità avrebbero tentato di rideterminare arbitrariamente alcuni termini di un contratto di locazione di un immobile di proprietà del Comune, già regolarmente assegnato dalla precedente amministrazione comunale. Il sindaco avrebbe ritenuto che la precedente amministrazione comunale avesse adottato un comportamento di favore verso i locatari (responsabili di un asilo nido) e, pertanto, insieme all’assessore, avrebbe cercato di pretendere la riduzione della durata del contratto, dai 9 anni originariamente previsti a 4, nonché l’aumento del canone mensile dagli iniziali 1.100 euro a 1.600 euro. Il sindaco abusando della propria posizione, mediante minaccia, avrebbe costretto la responsabile del Settore Servizi Sociali a corrispondere indebitamente la somma di 2.500 euro ad un’associazione locale, verosimilmente per acquisire consenso tra la cittadinanza. All’esecuzione dell’ordinanza cautelare seguirà l’interrogatorio di garanzia degli indagati e, quindi, il confronto con la difesa degli stessi.

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