MILLE LIRE AL MESE

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Il motto latino Promoveatur ut amoveatur significa letteralmente «sia promosso affinché sia rimosso» ed ha improntato la politica italiana da tempo immemore: quando qualche personaggio scalpitava troppo, la soluzione del Potere era quella di rimuoverlo dal posto occupato e trasferirlo ad altro di (nominalmente) maggior prestigio, ma con un potere effettivo irrilevante o nullo. 

Decine di amministratori della “Cosa Pubblica” sono stati rimossi da posizioni di potere per essere nominati presidenti di qualcosa di vagamente effimero, ma con congrue prebende risarcitorie.

Ex parlamentari, portatori di voti, portaborse sono stati catapultati nei consigli di amministrazione delle più variegate società pubbliche o a partecipazione pubblica, quale ricompensa della loro lealtà politica o – al contrario – per tacitare pretese fondate su “ricattucci” al demiurgo di turno.

La capacità di alcuni personaggi di assommare su di sé decine di incarichi ha nomi illustri: da Prodi ad Amato, solo per fare qualche esempio. In particolare il “dottor Sottile” (Giuliano Amato) ha ricoperto una infinità di incarichi, politici e no, sia in forza di ad una discreta carriera accademica, sia per la sua capacità di insinuarsi nei gangli vitali della Cosa Pubblica, riuscendo (quasi sempre) ad averne un vantaggio personale.

Uomo da 35.000 euro di stipendio mensile lordo (secondo alcuni reportage giornalistici) alla tenera età di quasi 86 anni (è nato nel 1938) Amato, dopo essere stato ex di qualsiasi incarico pubblico e – da ultimo – da Presidente della Corte Costituzionale, era stato nominato (e si è dovuto “accontentare”) a capo della commissione sull’intelligenza artificiale nel campo dell’editoria che, come riportava Wired, avrebbe avuto il compito di “valutare i rischi e le opportunità che l’applicazione dell’intelligenza artificiale può avere nel mercato dell’editoria e sul giornalismo”.

E’ indubitabile la competenza di Amato in campo giuridico-costituzionale, ma cosa “ci azzecca” con l’intelligenza artificiale? Deve esserselo chiesto anche Giorgia Meloni che ha espresso i propri dubbi sulla opportunità di tale nomina ed il prof. Amato, colpito nell’orgoglio, ha ben pensato di dimettersi. (Al suo posto è stato nominato il frate Paolo Benanti dell’Università Pontificia, che di sé dice: Sono un francescano del Terzo Ordine Regolare – TOR – sono nato il 20 luglio del 1973 e mi occupo di etica, bioetica ed etica delle tecnologie. In particolare i miei studi si focalizzano sulla gestione dell”innovazione: internet e l”impatto del Digital Age, le biotecnologie per il miglioramento umano e la biosicurezza, le neuroscienze e le neurotecnologie. Cerco di mettere a fuoco il significato etico e antropologico della tecnologia per l”Homo sapiens: siamo una specie che da 70.000 anni abita il mondo trasformandolo, la condizione umana è una condizione tecno-umana”).

Tornando al prof. Amato, questi rispecchia completamente la politica che ha “infestato” l’Italia negli ultimi (almeno) cinquant’anni, fatta di complicità più o meno occulte, rapporti molteplici con il “mondo di sotto” e con una sequela di personaggi perennemente border-line, di cui il parlamentare Verdini (altro esempio) è un esponente dell’intreccio degli interessi più diversi; non si fatica a comprendere come mai una vecchia volpe della politica come l’on. Andreotti avesse uno schedario della prima e seconda repubblica, con gli scheletri di dinosauro negli armadi, per poter (a sua volta) direzionare le scelte dei diversi governi dell’epoca.

Se, dunque, un certo tipo di potere riesce a “piazzare” in uno dei centri di potere più innovativo quale quello sulle tecnologie dell’intelligenza artificiale un ottuagenario come Amato (e, prima di lui, un consulente delle grandi banche americane – anche lui quantomeno vintage – come Draghi), che speranza ha questo Paese di svilupparsi in maniera autonoma e dare spazio alla creatività? Quando potremo uscire davvero dal colonialismo economico cui siamo sottomessi e che manipola ogni decisione? Si può lavorare per cambiare qualcosa che sia in linea con gli interessi generali della popolazione? La risposta, allo stato attuale, non può che essere una: non si può. 

E quando il sistema collasserà (perché arriverà al crollo), qualcuno ci manderà da mangiare le brioches di settecentesca memoria, ma nessuna testa rotolerà: siamo Italiani.

Rocco Suma

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