Perrini: “Conoscere la storia di chi ha sacrificato la sua vita è utile a formare l’antimafia sociale anche nei ragazzi”

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«Iniziative come quella di oggi non sono solo utili per far conoscere ai ragazzi i protagonisti della lotta alla mafia, ma rendono concreta e visibile quella antimafia sociale che, parallelamente alla squadra Stato, deve fare fronte contro ogni forma di delinquenza.

“Per questo, in qualità di presidente della Commissione regionale di studio e d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata, ho partecipato molto volentieri all’evento <Mio Fratello – Tutta una Vita con Peppino>, alla presenza di Giovanni Impastato che ha raccolto l’eredità del fratello, portando avanti la lotta contro la mafia.

“La storia di Peppino Impastato è una delle storie più emblematiche del nostro paese legate alla battaglia contro la criminalità organizzata in nome della legalità e della verità. Nato in una famiglia mafiosa, da ragazzo con grande coraggio sceglie di non condividere i valori mafiosi, prende apertamente le distanze dalla famiglia, distruggendo uno dei vincoli più importanti per la mafia. Si impegna in attività culturali e diventa uno dei primi a denunciare i delitti e i traffici internazionali di droga della famiglia dei Badalamenti, mandanti del suo omicidio.

“La determinazione del fratello Giovanni e della madre Felicia fecero emergere prima la verità sull’omicidio e poi sul depistaggio. A loro impegno e coraggio, il 9 maggio del 1979, nel primo anniversario della morte di Peppino, si deve la prima manifestazione nazionale contro la mafia della storia d’Italia. Un’intera famiglia che ha detto No alla mafia sia dentro che fuori la propria casa e si è attivamente impegnata non solo in nome della giustizia ma anche per portare alla luce la verità, diventando promotrice di legalità.

“L’incontro è stata un’occasione importante in cui raccontare e divulgare la storia di Peppino Impastato, attraverso la memoria di suo fratello Giovanni, che si fa dapprima narratore fino alla morte di Peppino e poi attore di questa storia, perché senza il suo impegno la storia di Peppino non sarebbe stata narrata. Inoltre, una testimonianza come questa, capace di ricongiungere il passato e il presente, rappresenta un esempio di coraggio per quanti si propongono di denunciare e lottare contro i crimini della mafia”.

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