Italia for Africa. We Are The World, we are the children

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Tutte le cancellerie del mondo si stanno chiedendo che cavolo significa questa cena al Quirinale che vede l’Africa al gran completo invitata dal Presidente del Consiglio italiano.

 

Probabilmente anche la von der Layen non ha ben capito la ragione di questa che è una novità mondiale nella storia della diplomazia. Non è una Conferenza, non c’è un tema, non si parla di un Trattato, cosa è? Una mangiata all’italiana?

 

I ben informati si chiedono cosa ha indotto il governo italiano a muoversi; quale è l’industria che ha spinto o forzato il governo (così si fa in tutto il mondo: i governi vanno a rimorchio delle grandi imprese che finanziano i partiti di governo) a cercare un mercato per loro: vogliono acquistare l’energia a prezzi bassi? Bastava aprire delle trattative con quelli che possono e vogliono venderla. Vogliono vendere automobili? Non ne abbiamo più. Vogliono fare le strade? Con quali soldi? Se stringi l’accordo con uno agli altri che gli dai? Inoltre per maggiore confusione le dichiarazioni ufficiali parlano di un Piano che riesca a rilanciare l’economia africana per indurre i nativi a rimanere lì!!! Mentre non si sa come rilanciare il nostro Sud si vorrebbe arricchire un miliardo di africani? Velleitarismo allo stato puro? Fumo negli occhi degli elettori? Mah! In realtà non si capisce niente.

 

È evidente che queste sono illazioni da vecchia politica; cioè di quelle istituzioni che si muovono nel solco del colonialismo più o meno mascherato, quella degli interessi nazionali e che si chiede cosa vuole ricavare l’Italia dall’Africa.

 

D’altro canto però va detto che l’invito non ha trovato indifferenti i paesi africani. Tutto ciò dimostra che l’Italia ha un notevole credito in Africa e che esistono aspettative (anche se imprecise) che attendono ansiosamente di essere interpretate. Certamente le nostre Ambasciate hanno lavorato sodo per organizzare e indurre tanti capi di stato ad essere presenti o personalmente o attraverso i loro Ministri degli esteri o Ambasciatori all’evento e quindi la sola realizzazione di questo evento dimostra la potenza oggettiva della nostra diplomazia…ma cosa può uscire da tanto lavoro?

 

Se la vecchia concezione politica, quella degli interessi nazionali, non è ancora morta allora l’iniziativa finirà come è nata e andrà nel dimenticatoio. Ma se gli italiani dovessero inventarsi qualcosa di nuovo, cioè una “nuova” politica per l’Africa, stiamo scrivendo una pagina importante.

 

Tra le tantissime complesse cose possibili la più semplice e la più vicina alla cultura di destra è quella di iniziare con piani di opere pubbliche.

 

Per esempio: se questo grande Gruppo di Stati sovrani dovesse unirsi in un piano di rilancio delle dotazioni infrastrutturali africane (finanziate da una banca internazionale cioè dall’Europa) che attraversi il continente, le cose potrebbero cambiare profondamente: una strada che unisca il Mediterraneo all’Atlantico -ribadiamo: come esempio in primissima esemplificazione- sarebbe realizzabile solo se gli Stati attraversati si pacificassero e cooperassero assieme, e quindi siccome queste opere si realizzano solo se qualcuno in Africa condivide questa idea (anche grazie ad aiuti economici) potremmo vedere la fine delle ostilità in moltissime guerre locali perché i signorotti della guerra avrebbero interessi personali a lasciar stare con le bellicosità costose e infinite per preferire ben più comode bustarelle. Inoltre la edificazione di una strada come questa dell’esempio, sarebbe un ottimo affare per certe aziende italiane ed europee che stanno facendo carte false da decenni per edificare improbabili ponti in Italia o numerosi ancor più fantasiosi “corridoi” trans europei. Inoltre ancora quella strada sarebbe una via di penetrazione per i beni europei e in genere per il modello di economia europeo; un pò come in Italia (e non solo) si è fatto da decenni con le dorsali nord sud che permettono ai prodotti del nord di arrivare più agevolmente sui mercati del sud e alle materie prime del sud di andare ad arricchire le imprese di trasformazione del nord e agli operai di andare a lavorare per le industrie del nord. In Africa una cosa del genere potrebbe avviare -almeno in una prima fase- un percorso di stabilizzazione economica e sociale di non poca importanza.

 

La destra ha la capacità e la fantasia di immaginare e realizzare una cosa del genere? A livello continentale? La nostra diplomazia è preparata ad una sfida così ambiziosa? La vedo difficile, ma è possibile che lo stellone italico si illumini -come sempre è stato- inaspettatamente. Ma, qualora accada questo miracolo che ne penseranno i nostri amici d’oltre confine? Ce lo faranno fare o vorranno una fetta bella grande? Magari molto più grande della nostra? E la Cina che sta lavorando da tempo alla via della Seta? E la Russia?

 

Tutto è possibile sperare e fantasticare! ed un po’ di ardimento in politica ci voleva; ma questa la vedo proprio difficile.

 

CANIO TRIONE

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