“Stop alla violenza”, in Consiglio Regionale la prima giornata del Seminario della Commissione Criminalità

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Promuovere un’azione sistemica e sinergica per combattere la violenta in tutte le sue forme ma soprattutto quella tra i giovani, espressa nei fenomeni di bullismo, cyberbullismo e sexting.

E’ questo lo scopo della due giorni organizzata dalla Commissione regionale di studio e d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata in Puglia, durante la presidenza del consigliere Renato Perrini, con il coordinamento progettuale della dirigente Anna Rita Del Giudice e il supporto della Segreteria generale del Consiglio, in occasione della giornata mondiale contro il bullismo. Un seminario dal titolo “Stop alla violenza” che si è svolto oggi e proseguirà domani nell’Aula del Consiglio regionale con la partecipazione di alcune scuole secondarie superiori del territorio pugliese.

“Gli studi portati avanti dalla Commissione”, ha spiegato Perrini, “hanno indotto a riflettere sulla necessità di rispondere ai disagi e alle condotte a rischio dei giovani con modalità di intervento non tradizionali. Non bastano più semplici esortazioni etiche, occorre mettere in atto interventi educativi concreti. Troppo spesso si afferma che la scuola ha perso la sua capacità educativa e io raccolgo queste istanze tra la gente, nelle scuole. Bisogna fare un passo avanti e privilegiare una nuova direzione in cui tutte le istituzioni collaborino fra loro, integrando la scuola nelle relazioni istituzionali”.

A richiamare alla necessità di un patto tra famiglie, scuole, istituti educativi, comprese le società sportive e le istituzioni anche la presidente del Consiglio regionale Loredana Capone, in un intervento da remoto.  “Purtroppo negli ultimi anni anche i social e tutte le app di comunicazione sono diventati veicoli di violenza. Bisogna intercettare immediatamente i campanelli di allarme prima che la situazione diventi più grave. La nostra legge sullo psicologo di base potrà dare un grande contributo alle famiglie che potranno rivolgersi ad un esperto per chiedere aiuto ed affrontare insieme il problema”. 

La prima giornata, introdotta e moderata dal Segretario generale Domenica Gattulli, si è aperta e conclusa con due messaggi apparentemente semplici: occorre cogliere i segnali e denunciare. A raccogliere questi messaggi un centinaio di ragazzi dell’Istituto tecnico tecnologico Pitagora-Panetti e del liceo scientifico Battaglini di Taranto.

La procuratrice del Tribunale dei minorenni di Taranto Pina Montanaro, in un’appassionata e approfondita relazione sulle caratteristiche del bullismo ha evidenziato come, “in tutti gli incontri fatti nelle scuole, apparentemente tranquille, sono emersi sempre episodi di bullismo, spesso già noti ma non presi in considerazione e nemmeno denunciati”.

Ecco la rilevanza di un intervento sistemico e l’importanza dell’iniziativa della Commissione di studio e d’inchiesta sul fenomeno della criminalità, sottolineato da Gattulli, “proprio nella sede del Consiglio regionale, dove si fanno le leggi e dove siedono le persone che anche voi”, ha detto rivolgendosi ai ragazzi, “sarete presto chiamati ad eleggere.

Il Segretario generale del Consiglio regionale ha parlato di violenza, ma non solo quella conosciuta perché agita, ma “quella più dolorosa delle parole, della non inclusione, che fa sentire non accettati, diversi”.  Tema poi approfondito dal Garante regionale per le persone con disabilità, Antonio Giampietro. “Ho sperimentato sulla mia pelle la violenza anche involontaria, degli sguardi, dei silenzi, della vittimizzazione”, ha detto Giampietro, “È giusto dire stop alla violenza, perché significa dire no ai pregiudizi, alla prevaricazione, all’uso delle parole per etichettare la diversità. Le parole uccidono dentro”.

Il Garante regionale dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà Pietro Rossi, partendo da un osservatorio particolare, ha invitato i giovani studenti ad andare oltre la “comfort zone del giudizio e della condanna perché occorre valutare il contesto, non per giustificare ma per prevenire, aiutare a non commettere volenza e imparare a segnalare”.

Imparare a riconoscere e a segnalare, comprendendo anche le caratteristiche che non sono di violenza occasionale e che facilmente possono diventare reati. “Bullismo e cyberbulismo”, ha spiegato la procuratrice Montanaro, “vuol dire ingiurie, molestie, prevaricazioni, comportamenti aggressivi posti in essere in maniera reiterata, atti a creare disagio, tra soggetti in condizione di sproporzione. Il bersaglio è ritenuto più debole perché diverso”. Quindi l’invito ai ragazzi a sviluppare la capacità di empatia, a immedesimarsi nell’altro, e ai docenti a educare all’affettività, come formatori in senso pieno. Quell’empatia richiamata anche dalla già vicepresidente della Commissione Debora Ciliento, leggendo la mano rappresentata nella locandina del seminario nella sua duplice possibilità: “la mano che aggredisce o la mano che aiuta, che si porge all’altro per accoglierlo”.

Infine la psicologa clinica e scolastica Francesca Bertolotti ha tratteggiato i risultati di alcuni studi sui fenomeni del bullismo e del sexting, richiamando l’attenzione su azioni banali della vita quotidiana, come fare uno screenshot o inoltrare un messaggio whatsapp: “Gli episodi più frequenti di cyberbulismo accadono nelle chat di compagni di classe, spetto anche in quelle dei genitori. Per questo non si possono lasciare sole le scuole”.

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