Si finge pentito per tagliare la gola alla pm: inquietanti risvolti dall’operazione The Wolf

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Avrebbe finto e chiesto una collaborazione con la giustizia per poter essere interrogato dalla pm della Dda di Lecce. Secondo gli investigatori, l’obbietivo era ucciderla. Sarebbe stato questo il folle piano, poi fallito grazie alla prontezza del allora tenente del Nor della compagnia dei carabinieri di San Vito dei Normanni, oggi al comando del Nucleo investigativo di Matera.

Il “cattivo” di questa storia, almeno secondo la ricostruzione degli inquirenti, è il 42enne, uno degli indagati coinvolti nell’operazione chiamata ‘The Wolf’ che portò la magistratura salentina, nel luglio 2023, a smantellare con l’aiuto dei militari al comando del capitano, il clan Lamendola-Cantanna. Il magistrato titolare  dell’inchiesta era appunto la stessa, che ottenne dalla gip l’ordinanza di custodia cautelare a carico di 22 persone. Come è noto, la giudice è stata recentemente oggetto di minacce intimidatorie – non le prime – quando, alcune settimane fa, fu lasciata sotto casa della donna una testa di capretto con un coltello conficcato.

Circa due settimane dopo l’arresto, il 31 luglio scorso, l’uomo – tanto emerge dal verbale di interrogatorio del 23 ottobre – tenne un primo incontro con gli investigatori salentini alla presenza della pm. In questa circostanza il detenuto avrebbe dovuto tagliare la gola alla pm grazie ad un coltello artigianale nascosto nelle parti intime. Il piano, grazie all’intervento del tenente, presente all’incontro, fallisce, trovando la piccola arma. Infine, l’uomo confessa l’attentato sventato nel secondo interrogatorio tenuto nel carcere di Terni, dove il detenuto era stato nel frattempo trasferito. (Fonte: Antennasud)

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