Infortuni: Brindisi, cade da tetto capannone, muore operaio 40enne

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Un operaio di 40 anni è morto in un incidente sul lavoro avvenuto nel pomeriggio di venerdì nella zona industriale di Brindisi. Secondo le prime ricostruzioni sarebbe precipitato dal tetto di un capannone, una altezza di 10 metri. Avrebbe ceduto il solaio. Sul posto sono giunte l’ambulanza del 118 e la Polizia di Stato ma non c’era già più niente da fare. Il 40enne era noto negli ambienti sportivi in quanto giocava come centrocampista nella Virtus Calcio Mesagne che milita nei campionati dei Dilettanti. “Quante altre vite dovranno essere sacrificate prima di adottare misure veramente efficaci per fermare questa strage silenziosa e sanguinosa nei luoghi di lavoro?”, si chiedono Gianni Ricci, segretario generale della Uil Puglia, Gigia Bucci segretaria generale Cgil Puglia, Fabrizio Caliolo, coordinatore territoriale di Brindisi della Uil e Antonio Macchia segretario generale Cgil Brindisi.

«Il cordoglio di facciata non basta più –
aggiungono – la Puglia è tra le regioni con la maggiore incidenza di infortuni mortali nei luoghi di lavoro: nel 2023 è stata la quarta regione in Italia per incidenza rispetto al numero di occupati secondo le statistiche elaborate dall’Osservatorio sicurezza e ambiente Veg. Solo nell’ultima settimana tre incidenti mortali. In Italia tre persone al giorno ledono la vita sul lavoro, bisogna agire subito. Servono investimenti in sicurezza e in controlli, accelerando le assunzioni di nuovi ispettori. Ma soprattutto servono coraggio e volontà politica per penalizzare le aziende che non applicano le misure di sicurezza e i contratti siglati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative. E aggiungiamo, occorre la collaborazione di tutti, anche delle associazioni datoriali, che devono avere anch’esse il coraggio di lasciare fuori le aziende che antepongono il profitto alla sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori».

«In questo Paese e nella nostra regione
– concludono i segretari di Cgil e Uil – manca una vera cultura della sicurezza. Eppure, nonostante le nostre proposte siano sui tavoli politici e istituzionali da anni, dal governo non abbiamo ottenuto risposte, se non la promessa di una patente a punti per le aziende nella quale la vita umana è valutata una manciata di crediti. Un atteggiamento indegno di un Paese civile».

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