Terapie digitali: il ruolo del farmacista ospedaliero

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«Quando parliamo di terapie digitali non possiamo dimenticarci di aver inserito questo tema già nel 2020 nel nostro Documento programmatico nazionale, mostrando una certa lungimiranza professionale ed una capacità di farci interrogare in modo dinamico dagli sviluppi dell’innovazione. Da li ci siamo mossi per continuare a domandarci quale fosse il nostro ruolo nell’ambito della sanità digitale. E oggi – giorno in cui cogliamo l’occasione per fare gli auguri al nuovo Presidente dell’AIFA, Robert Giovanni Nisticò, ottimamente scelto dal ministro Orazio Schillaci per dare nuova stabilità, qualità e impulso alla governance italiana del farmaco – rilanciamo un messaggio chiaro sul fatto che il farmacista ospedaliero può essere protagonista nell’immediato futuro di una vigilanza attiva sulle nuove terapie digitali, operando come consulente farmaceutico a distanza, contribuendo con un monitoraggio farmacologico e di aderenza terapeutica, diventando protagonista di educazione ed informazione per i pazienti e offrendo un contributo nell’ambito della stesura di PDTA digitali definendo le best practice per le nuove terapie ed anche per i nuovi sistemi di telemedicina e telemonitoraggio»: così il presidente SIFO Arturo Cavaliere ha indicato il perimetro di azione del farmacista ospedaliero all’interno dell’ambito delle terapie digitali durante il Corso Terapie digitali: un’opportunità per l’assistenza domiciliare del paziente cronico, tenuto in questi giorni a Bari.

All’evento ha portato il suo saluto l’Assessore alla salute della Regione Puglia, Rocco Palese, che ha auspicato una sempre maggior diffusione degli strumenti digitali applicati alla sanità come leva di innovazione e di equità nell’accesso ai servizi, invitando ad un sempre più puntuale contributo dei professionisti e degli esperti di settore, tra cui i farmacisti ospedalieri, nella gestione delle opportunità innovative offerte ai pazienti. Richiesta a cui ha implicitamente risposto proprio il presidente Cavaliere, che ha anticipato che nelle prossime settimane SIFO in prima persona avvierà un progetto pilota sulle terapie digitali in collaborazione con autorevoli soggetti della sanità nazionale.

L’evento – il cui programma era stato definito dal board scientifico coordinato da Andrea Ciaccia (ASC SIFO, Continuità delle cure e delle relazioni tra i setting assistenziali) e con il contributo di Marcello Pani (Segretario Nazionale SIFO) e Giacomo Polito (ASC SIFO, Sperimentazione clinica: farmaci, dispositivi medici e altre tecnologie) – ha visto una serie di interventi di grande efficacia (tra cui Maria Ernestina Faggiano, Eugenio Santoro, Alberta Spreafico, Giuseppe Recchia, Antonio Maugeri, Lorenzo Terranova, Raffaele Petti, Francesco Surico e Pietro Trisolini) che hanno aiutato a comprendere i campi attuali di intervento delle terapie digitali, terreno sempre più vasto che va ormai dalle malattie mentali all’ansia e depressione, dall’insonnia alle dipendenze, dall’ADHD (soprattutto nei minori tra gli 8 e i 12 anni) alla gestione dell’obesità, e che giunge anche alla riabilitazione muscolo-scheletrica ed al follow up oncologico. Se queste sono le aree di patologia in cui sono già disponibili su scala internazionale (ed autorizzate oppure in corso di autorizzazione) alcune terapie digitali, i modelli di prescrizione e rimborsabilità presentano sostanziali differenze, con tre modelli europei già operativi (quelli tedesco, inglese e francese), mentre il nostro Paese è ancora in una fase di definizione del proprio scenario.
 
In questo panorama in via di definizione, particolarmente interessanti sono apparsi gli interventi di Luigi Laviola e Marco Fiorentino, che hanno presentato strumenti ed app che già nell’oggi sono di supporto ai pazienti (ed ai loro caregivers) in ambito nefrologico e diabetologico, offrendo quindi un approfondimento specifico proprio sui temi della gestione digitalizzata delle cronicità, mentre Paola Minghetti, che ha plaudito proprio alle soluzioni già sperimentabili, disponibili ed utilizzabili, ha assicurato che anche da parte della componente accademico-universitaria è assicurata da subito una crescente attenzione che permetterà ai farmacisti ospedalieri all’interno dei percorsi di formazione accademica di acquisire tutte quelle competenze utili alle loro responsabilità nell’ambito della gestione quotidiana di terapie digitali, dispositivi medici ad alto contenuto digitale e strumenti di monitoring.

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