Sì alla proposta di legge per l’adozione di un modello di disciplina della responsabilità amministrativa delle società

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È ritornata in sede consultiva, all’attenzione della settima Commissione, presieduta da Joseph Splendido, la proposta di legge “Interventi regionali per la promozione e l’adozione del modello di organizzazione, gestione e controllo, ai sensi degli articoli 6 e 7 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 (Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell’articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300), di cui è primo firmatario il capogruppo di Azione Ruggiero Mennea.

La Commissione ha espresso parere favorevole a maggioranza, con l’astensione della consigliera Grazia di Bari (M5s), sul testo che ripropone testualmente, sia nella relazione, sia nell’articolato, ma con qualche modifica, la proposta di legge che nella seduta del Consiglio regionale del 28 marzo 2023, è stata respinta dopo essere stata licenziata all’unanimità dalla Commissione competente. 

Ha come finalità quella di rafforzare, nella Regione Puglia, l’incidenza del Decreto legislativo 8 giugno 2001. n. 231 che, non prevede l’obbligatorietà dell’adozione dei modelli di organizzazione e di gestione, ma la considera un requisito indispensabile per realizzare l’esenzione dalla responsabilità amministrativa, in casi di illeciti amministrativi dipendenti da reato.

L’attestazione tecnico normativa, rilasciata dalla Sezione studi giuridici e legislativi del Consiglio regionale, ritiene che il testo sia ossequioso dei principi costituzionali e conforme alla legislazione nazionale e comunitaria. 

Diverso è invece il parere espresso dal delegato della Segretaria generale della Presidenza della Giunta regionale, il dirigente Giuseppe Savino, il quale ha evidenziato la non possibilità di estendere tale norma e quindi di far rientrare in questo contesto normativo anche le Agenzie regionali, in quanto Enti strumentali della Regione.  

Il consigliere proponente Ruggiero Mennea, ha spiegato che negli anni passati, diverse Regioni si sono dotate di una disciplina specifica, in questo ambito, attraverso strumenti diversificati: prevalentemente atti di Giunta, ma non sono mancati anche gli interventi legislativi da parte delle regioni Calabria e Abruzzo. Inoltre, accanto agli interventi legislativi si sono succedute numerose pronunce giurisprudenziali che hanno segnalato l’opportunità per Enti e società di dotarsi del “modello 231/01”, che per quanto non obbligatorio, viene però considerato una scelta imprenditoriale virtuosa, oltre che vantaggiosa per l’Ente o società che l’abbia adottato. 

Il consigliere Mennea ha rilevato anche che questo modello sta diventando progressivamente uno strumento necessario per l’efficiente conduzione e controllo dell’attività d’impresa, sia essa di matrice pubblica o privata, nel solco della promozione della cultura della legalità e di conseguenza per la tutela di patrimonio ed attività dell’ente o dell’impresa.

Per entrare nello specifico, il testo normativo definisce l’ambito soggettivo di applicazione della legge, individuando le Agenzie regionali, le Società in house, le Società partecipate e gli Enti controllati e vigilati dalla Regione Puglia, Enti pubblici economici, nonché gli altri soggetti privati, con o senza personalità giuridica, destinatari di erogazioni pubbliche di somme a titolo di trasferimento, contributo, sovvenzione, rimborso ovvero di corrispettivo derivante dall’esecuzione di un appalto pubblico, come soggetti ai quali si applicano le disposizioni previste. Tanto al fine ulteriore di responsabilizzare il management e di richiamarlo al dovere di apprestare, all’interno di enti a struttura complessa e organizzata, sistemi di controllo e di vigilanza in grado di monitorare l’attività societaria e di scoraggiare il compimento di reati, posto che l’adozione di efficaci modelli organizzativi è in grado di ridurre sensibilmente il rischio della commissione di illeciti nell’ambito della politica di impresa e come espressione deviata di questa politica.

La Regione riconosce la fondamentale importanza dei principi ispiratori del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 (Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell’articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300), allo scopo di contrastare la corruzione e il lavoro nero e di favorire la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro nonché il rispetto della normativa ambientale.

A tal fine impone l’adozione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo, ai sensi del d. lgs. 231/2001, da parte dei soggetti pubblici e privati del sistema regionale

Entro il termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, i soggetti interessati dovranno adottare modelli di organizzazione, di gestione e controllo ai sensi degli artt. 6 e 7 del d. lgs. 231/2001, che prevedano, in relazione alla natura dei servizi e delle attività svolte e alla dimensione dell’organizzazione, misure idonee a garantire lo svolgimento della propria attività nel rispetto della legalità, della eticità e della trasparenza, e a prevenire eventuali situazioni di rischio riconducibili alle fattispecie di reato contemplate dal d. lgs. 231/2001. 

Questi soggetti, provvederanno anche alla nomina dell’Organismo di vigilanza e trasmetteranno alla Regione la documentazione comprovante l’adozione dei modelli e la nomina dell’Organismo di vigilanza. Infine, l’adozione del modello è condizione necessaria per la partecipazione in conformità alle nuove procedure di erogazione di somme di denaro o di affidamento di appalti pubblici.

L’esame del testo passa ora nelle mani della seconda Commissione in sede referente.

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