L’energia di Schettini quando spiega ‘La Forza’ – 2 Puntata

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I Social sono ambienti eterogenei, non sempre supportati dalle migliori intenzioni.

Questa volta, invece, sì. E’ il caso del prof. Vincenzo Schettini, che usa la sua simpatia per accogliere discepoli della scienza in erba e pure quelli meno acerbi.

Nelle trasmissioni TV intitolate “La Fisica dell’Amore”, usa una ‘narrazione generazionale’, facendosi supportare in studio da ex alunni o potenzialmente tali che declinano il tema del giorno attraverso il canto, un racconto biografico in stile coming out, uno sport attinente e l’accompagnamento musicale di un virtuoso, giovane pianista.

Ogni manifestazione, canora o narrata, verte su un aspetto vissuto del concetto fisico che si va a introdurre. In questo caso, si parla della forza di superare le difficoltà.

Oltre a scendere di un livello temporale, quell’esplorazione generazionale sale di un livello accostando la spiegazione di esperti più maturi che avrebbero potuto avere Vincenzo come loro studente. È un compendio che si avvale di un’esperienza particolarmente eclatante.

La trasmissione di Mercoledì 17 aprile 2024, nello studio televisivo minimalista ed essenziale che fa da teatro alla lezione, verteva sul concetto della FORZA.

Il conduttore conserva sempre il messaggio paterno, pedagogico dell’insegnante i cui studenti sono ‘tutti figli suoi’ intessendo un raccordo tra le epoche contigue dei genitori e dei figli.

L’astronauta Umberto Guidoni, ospite della serata, ci ha riferito le impressioni di un essere umano, prima ancora dello scienziato, quando affrontò le Forze notevoli impresse ad una navicella che varca lo spazio.

L’approccio divulgativo descrive l’esperienza di un essere vivente, soggetto a quelle Forze fisiche, e non quella di assistere ad un ‘corpo morto’ che precipita.

Per entrare nell’argomento, si è personificato l’esperimento di fisica descrivendo il concetto di Forza attraverso le sensazioni del corpo quando viene spinto ad alcuni G e di quelle sentite quando si cade. La forza di gravità vale 1 G.

La metafora che accompagna la spiegazione, rigorosa terminologicamente, è riferita a quello che avvertiamo quando subiamo una forza esterna o quando esercitiamo la nostra nella vita di tutti i giorni.

Si parla la lingua degli ascoltatori: i sentimenti che nutriamo, quello che guardiamo e l’analisi che deriviamo con le stesse fragilità, difficoltà e soddisfazioni acquisite in caso di successo. Questa semantica conferisce verità all’esposizione come è autentica la grandezza fisica esaminata.

Schettini passa dalla Fisica classica all’Astrofisica con la naturalezza di un ‘animale da palcoscenico’ navigato. Descrive il vuoto cosmico associandolo al vuoto mentale che si prova nel rievocare ricordi passati.

A cercare il ‘pelo nell’uovo’ nella conduzione appare un po’ tirato lo stupore reiterato nell’introduzione delle parti in cui è articolata la sceneggiatura.

Il Registro di classe, afferrato durante quell’ora di lezione, conduce ad un’interrogazione simulata, surreale ma efficace a lanciare qualche battuta estemporanea per alleggerire ulteriormente l’atmosfera improvvisando un minuto di spettacolo.

Nel Format non manca mai la domanda del conduttore all’ospite di turno: “Che studente sei stato”? In questo saggio televisivo, tutto costellato da elementi pertinenti, la risposta a quella domanda costituisce la nota biografica che precede la trattazione.

Niente è casuale qui, passando dalla passione dei fumetti alla fantascienza fino allo studio dei confini dello scibile, passando dalla psicologia e dalla musica perché ciascuno di questi ambiti esercita una forza sulle nostre scelte, come è avvenuto per l’illustre ospite della serata.

È anche questo il segreto per mantenere viva l’attenzione di chi ascolta: catturare i suoi interessi senza perturbarla con un eccesso dottrinale ma rimanendo nell’orbita delle passioni condivise.

Chi insegna sa che quell’attenzione scende facilmente dal tema per decollare inavvertitamente su pensieri diversivi. È una questione di feeling, di equilibrio della ‘stadera’ su cui si pongono il docente e il discente: nessuno dei due deve prevaricare il rispetto attentivo dell’altro.

Il fulcro di quella bilancia è la trattazione, la cultura che si trasfonde su un canale invisibile, sostenuto da forze volitive concrete. Ecco perché ci vuol poco a perdere l’attenzione della classe o di una platea di spettatori se non si colma il bisogno altrui alla ricezione, piuttosto che esprimere un bisogno personale di trasmissione della conoscenza.

Durante gli anni di insegnamento s’impara a capire come ‘tenere la classe’, nel senso di mantenere l’interesse vivo di chi ha una storia, un vissuto e un bagaglio culturale diverso. È un’arte raffinata di scultura e di modellazione sul filo della sapienza e della psicologia.

L’insegnante non è soltanto un cultore della materia: è quello scultore che forgia il materiale rispettandone la consistenza.

Vedremo come Schettini se la caverà nella terza puntata di oggi Martedì 23 aprile, sull’inerzia delle prime due puntate, parlando proprio dell’INERZIA.

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