In occasione del Primo Maggio le Acli di Puglia rinnovano il loro impegno per la difesa del lavoro

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In occasione del Primo Maggio, le Acli di Puglia hanno rinnovato il loro impegno per la tutela del lavoro, lanciando un nuovo appello per la pace e pensando ai meno fortunati, con particolare attenzione per le vittime della sempre più diffusa guerra globale a pezzi, a tante persone e famiglie che fuggono da conflitti, dittature e miseria.

«C’è la necessità di una inversione di rotta – ha dichiarato il Presidente Regionale Acli Puglia Vincenzo Purgatorio perché cresce il lavoro povero e le famiglie spesso si trovano in grandi difficoltà a causa della precarietà e per l’impennata dei prezzi, soprattutto quelli dei generi di prima necessità, con una inflazione che resta alta.  La rinnovata unità delle rappresentanze dei lavoratori per una rilevante azione a sostegno del lavoro e dei salari – afferma il Presidente Acli Puglia – potrebbe rappresentare un argine al dilagare del lavoro sommerso, precario e instabile».

Ma come invertire la rotta?

Il lavoro spesso non dà più abbastanza per vivere né a chi lavora (soprattutto a giovani e donne, ma non solo) né al Paese. Rispetto al 2019 c’è una positiva crescita dei posti di lavoro, + 700.000, che però risulta bassa se si considera l’ingente l’aumento della spesa pubblica per rilanciare l’economia e l’occupazione (rispetto al 2019, nel solo 2023 la spesa pubblica senza interessi è stata maggiore di circa 157 miliardi, ossia il costo di più di 4 milioni di stipendi medi a tempo pieno). Inoltre dopo i tagli del 2023, calcolando l’inflazione, per il 2024 nel Def è prevista, rispetto al 2021, una diminuzione della spesa del 6,2% in Sanità e del 15,2% in “Altro welfare senza previdenza”, rischiando così di vanificare anche la continuità delle scelte fatte col PNRR come le Case di Comunità, fondamentali per innovare i servizi sociosanitari.

Indice del lavoro dignitoso: un indice scientifico che fissi la soglia di salario minimo nei diversi settori, valorizzando i contratti collettivi siglati dai sindacati maggiormente rappresentativi; una soglia che le sentenze possano prendere come riferimento, senza bisogno dei tentennamenti del Governo, e che contribuisca a legittimare solo contratti collettivi autentici e di qualità, non quelli opportunistici.

Ispettori di comunità contro le emergenze del sommerso e degli incidenti mortali: si coinvolgano comuni e terzo settore accreditato per il whistleblowing (le nuove norme che tutelano la riservatezza del lavoratore che segnala illeciti), insieme ai sindacati, nella prevenzione e nella lotta contro il crescente lavoro nero e le violazioni della sicurezza. Insieme a più formazione, più tecnologia e più ispettori, e alle norme degli appalti pubblici estese al privato, le comunità vanno mobilitate, come se si trattasse di un’alluvione.

Immigrazione: la legalità è fatta di diritti e senza immigrazione anche le industrie se ne andranno perché già oggi il numero dei ventenni è il 38% in meno dei cinquantenni. Serve una politica regolare, non sporadica e emergenziale, di accoglienza e integrazione. Insieme va rafforzata e aumentata la cooperazione allo sviluppo, in particolare con l’Africa, ma senza quelli che si rivelano spot come il piano Mattei visto che, a conti fatti, il Governo riduce di oltre 600 milioni le già poche risorse stanziate, invece di portarle allo 0,70 % del Reddito nazionale lordo come concordato nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Industria: servono politiche industriali nazionali ed europee per uno sviluppo sostenibile, per tornare ad avere grandi aziende e per non perdere tanti ricercatori. Va bocciata l’autonomia differenziata: sarà la pietra tombale sull’industria italiana. Le politiche industriali, i servizi per l’industria, le infrastrutture strategiche, la ricerca universitaria concepite e governate in competizione tra regioni significano aumento dei costi, aumento della burocrazia e delle normative (21 invece di 1), aumento dei cda delle società partecipate, col duplice risultato di rendere la vita difficile a cittadini, famiglie e piccole e medie imprese e di avere una politica debole verso l’opportunismo delle multinazionali. Serve essere una regione dell’Europa e non dividersi in tanti staterelli, anche per avere norme europee sul rispetto dei diritti e dell’ambiente nelle catene di fornitura locali e globali.
Imposte: oltre a un vero contrasto al sommerso, prevedendo una maggiore tracciabilità del denaro, si bocci la deriva politica che premia la rendita e la speculazione e carica tutto su lavoro e pensioni. Si promuova una fiscalità, anche europea, che elimini i paradisi fiscali, tassi correttamente le multinazionali, tocchi le grandi ricchezze, penalizzi le transazioni fatte solo per fare soldi accrescendo la bolla finanziaria globale. E’ urgente avere un fisco che premi lavoro e famiglie e favorisca gli investimenti di lungo periodo in uno sviluppo sostenibile, in particolare nel Green Deal europeo.

«Richiamiamo l’attenzione del Governo nazionale e regionale – asserisce il Presidente delle Acli Puglia – affinché dia risposte concrete ai lavoratori precari, coinvolti in tutte le crisi aziendali, con una programmazione che preveda il sostegno al salario minimo, ma anche politiche di investimento».

«Sul fronte nazionale e regionale permangono sacche di precariato e di povertà molto significative – conclude Vincenzo Purgatorio che ci inquietano e ci interrogano sul futuro della nostra regione e della nostra Italia, perché solo con la dignità del lavoro potremo garantire più diritti a tutti i cittadini, soprattutto ai giovani e alle donne, più uguaglianza e costruire una società più giusta ed equa».

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