Non importa con chi ti corichi e quale costume indossi. Rispetta anche il costume tramandato dagli avi!

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“Non sono omofobo o panofobo: non guardo in camera da letto di chicchessia e non giudico ””chi si corica con chi”. Questa è una dichiarazione comune a ogni brava persona, rispettosa della libertà di espressione di tutti.

Di converso, però, ravvisiamo un oltraggio da parte di quegli stessi ””coricati””, quando entrano in casa nostra dalla porta di servizio, magari attraverso il televisore che, per puro caso, teniamo anche in camera da letto.

“Eh no, se non ci devo entrare io nella tua privacy, nemmeno tu puoi violare la mia attraverso un palcoscenico nazionale che sdogana nel costume sociale e nella cultura contemporanea (hic et nunc) il sovvertimento delle leggi naturali”.

In questi giorni imperversa la ‘querelle’ sul vincitore dell’Eurovision Nemo Mettler, per l’abbigliamento indossato durante lo spettacolo, di stampo smaccatamente femminile.

Ci viene il dubbio che sia stato adottato per istrionismo voyeurista, a fini propagandistici.

“Proprio mentre canti ti scappa di portare la borsetta e di vestirti da femmina? Non potevi aspettare la fine dell’esibizione”? si chiede la massaia di Voghera. Si sospetta che la perplessità di costei sia condivisa in altre aree geografiche, aprendo un caso di studio, forse, voluto dagli organizzatori di rassegne che si reggono molto sulla provocazione e sul superamento continuo dei limiti violati nell’edizione precedente.

Il paradosso è che adesso i normali di prima sono meno normali degli anormali di tutti i tempi, nel senso statistico del termine.

E che dire di quello che insegniamo ai nostri figli con quello che vedono normalizzato dalla ‘finestra a LED del vecchio tubo catodico’?

Il rischio che questa era sta correndo consta nel sovvertimento brutale e arbitrario di un orientamento mentale ancestrale con la pericolosa conseguenza di un incontrollabile sbandamento dei valori.

Siamo a un passo dal vergognarci se dichiariamo di essere eterosessuali perché veniamo considerati discriminatori delle minoranze e pure antiquati.

Focalizziamo, ora, la responsabilità oggettiva dell’omosessualità sul fenomeno della decrescita demografica, al pari della dichiarata ‘pansessualità’ del cantante, che non si ritiene né uomo né donna ma qualcos’altro di non meglio identificato, però compreso nella categoria, sempre più eterogenea: LGBTQIA+, ampliata ulteriormente dall’intervallo rivolto all’infinito dal segno +.

Si sbraita verso i pensionati, accusandoli di essere ‘a sbafo’ dei pochi giovani produttivi, in un’Italia in cui non nascono i bambini.

Ma dove ‘cavolo’ li volete trovare questi neonati, per rimpinguare le file dei giovani e probi coevi e pure le casse dell’INPS, depredate dall’assistenzialismo legalizzato e non già dalle pensioni? Forse proprio sotto quel ‘cavolo’: proverbiale responsabile della procreazione ‘vegetalmente’ assistita dei ‘bambini trovati sotto il cavolo’!

Allora non si abusi in reprimende progressiste di tendenza contro-ortodossa.

Siamo padroni ‘noi’ della nostra vita e lo sono pure ‘loro’, laddove questi pronomi individuano coloro che liberamente ‘possono essere ciò che si sentono’, ma senza invadere i modelli educativi riconosciuti, nel tempo, dall’assimilazione sociale.

Una maggiore velocità di cambiamento, rispetto alla capacità di adattamento della specie umana (che tra gli animali è già la più veloce) è un abuso arbitrario della sua fisio-psicologia.

Va rispettato il comune senso dell’intendere l’umanità.

Chi lo ha detto che sbagliavano i nostri padri quando ci invitavano alla compostezza e a un rigore decoroso affinché non invadessimo il decoro agli occhi degli altri?

Tornano alla mente i muti sguardi dei nostri genitori, quando noi bambini ci consentivamo di derogare dal comune senso del pudore. Non ci chiedevano uno zelo infondato ma il rispetto del prossimo a cui potevamo così richiedere pari impegno, in virtù di quella reciprocità sancita proprio dalla civile ragion d’essere.

Se gli uomini e le donne hanno acquisito nei millenni l’attuale modo di vestirsi e di porgersi in pubblico, con tutto il rispetto per quello che fanno nel loro ambito privato, perché si deve mandare in confusione il riconoscimento del genere sessuale di chi si porge deliberatamente ai telespettatori con fattezze che dichiarano l’incontrovertibile origine maschile?

Per carità, se un uomo si sente donna o viceversa o nulla di tutto questo, nessuno deve e può biasimarlo. Ma è un’eccezione, non la regola. Qui si vuole cambiare proprio l’eccezione scambiandola con la regola.

Chi l’ha deciso che i tempi sono cambiati solo perché c’è un gruppo che oggi è in dissonanza con ciò che avveniva solo ieri per tutti? Chi stabilisce quando i tempi sono maturi per una trasformazione così radicale del modo di intendere un ritmo sostanzialmente consueto?

Viene il sospetto che, più che questi ‘fashoner’ sfacciati, l’abbia deciso un’elite di personaggi interessati a ‘cambiare le carte in tavola’ per confondere le idee della gente, affinché gli sia permesso di intrufolarsi nella conduzione della parte direttiva del mondo, in cui tutto è permesso!

Già ci stanno propagandando il transumanesimo, come evoluzione tecnologica dell’essenza umana.

Questi stravolgimenti improvvisi non fanno bene all’umanità, nella sua parte squisitamente animale, zoologicamente e psicologicamente parlando.

Si poteva evitare, almeno, la provocazione della borsetta di lana.

Dopo l’Eurovision ci dobbiamo aspettare pure un prossimo Euro-visone, nei mesi invernali, nel senso del cappotto di pelliccia ai danni di un certo numero di mustelidi, sacrificati per avvolgere un trendy dalle vaghe origini maschili, su tacchi a spillo, senza attribuzione sessuale?

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