IA in azienda, “servono norme certe prima che sia troppo tardi”

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Come affrontare le sfide che pone l’uso dell’intelligenza artificiale nei rapporti di lavoro? Ciò che fino a poco tempo fa era un futuro solo immaginato dagli scrittori di fantascienza, oggi invece è una realtà che pone questioni rilevanti in innumerevoli settori, che gli operatori del diritto e gli osservatori dell’evoluzione del mondo del lavoro non possono ignorare, soprattutto nel rapporto tra lavoratore e azienda. Per evitare abusi e zone grigie e tutelare datori di lavoro e dipendenti, “l’unico antidoto è la conoscenza”, e per questo il fondo interprofessionale Fonarcom ha chiamato a raccolta gli esperti del centro studi ‘Il LavoroContinua’, tra specialisti ed esperti di diritto, per fare il punto sulle normative e come queste cercano di regolare questo “meteorite di novità”, tra esempi pratici e giurisprudenza.

 “Le tutele nel rapporto di lavoro, dallo Statuto alle nuove frontiere dell’Intelligenza artificiale”: è questo il nome dell’incontro andato in scena questa mattina alla Fortezza Da Basso di Firenze nell’ambito della 15esima edizione del Festival del lavoro. “L’intelligenza artificiale è l’argomento del giorno, ormai permea tutti i rami della nostra vita- spiega Fabrizio Di Modica, avvocato giuslavorista e presidente del Comitato tecnico scientifico del Centro Studi IlLavoroContinua- in particolare puntiamo l’attenzione sul microcosmo del rapporto tra datore di lavoro e lavoratore. E questo sotto due aspetti: da una parte le novità della normativa che insegue il nuovo sia a livello europeo che a livello nazionale, dall’altra come la normativa già esistente si sta adattando a questo meteorite di novità che si scontra su un mondo già fatto di norme, di regole e di limiti”.

 L’attenzione è rivolta verso il nuovo regolamento Ue, il cosiddetto “Ai Act”, e il ddl nazionale in fase di sviluppo da parte del Governo italiano, sui quali aleggia una certa “preoccupazione che il legislatore, attraverso la normativa, possa arrivare tardi nell’andare a tutelare i lavoratori”, riferisce Andrea Cafà presidente Fonarcom e Cifa. Per questo, secondo Cafà, serve “un intervento delle parti sociali, che attraverso la contrattazione collettiva nazionale e aziendale devono regolamentare nell’ambito del rapporto di lavoro quella che deve essere il giusto utilizzo dell’intelligenza artificiale”. Oltre a questo, serve anche “fare formazione ai dirigenti sindacali e datoriali perché devono iniziare a entrare nell’ottica di come bisogna gestire la tecnologia”. Una delle proposte emerse durante l’incontro è quella di istituire una figura ad hoc nei luoghi di lavoro.

 “Propongo di riesumare quello che è stato messo da parte col decreto semplificazioni, cioè il documento programmatico della sicurezza, dedicarlo all’intelligenza artificiale ed evidenziare una nuova figura: quella del Responsabile dei lavoratori per l’intelligenza artificiale, così come previsto per la sicurezza degli ambienti di lavoro”, è l’idea di Antonino Alessi, presidente dell’Ordine dei consulenti del lavoro di Palermo. Un soggetto attivo, insomma, “che dialoghi con l’imprenditore per anticipare criticità e trovare soluzioni per la migliore produttività aziendale”, perché altrimenti “il rischio è che noi ci limitiamo, come previsto dalla normativa, solamente ad informare”. Invece secondo l’esperto bisogna prendere spunto da altre realtà, come la Germania, “dove si parla con i lavoratori preventivamente in modo da condividere le soluzioni e probabilmente anticipare le criticità e quindi mettere il massimo potenziale all’impresa”.

 Giuseppe Tango, giudice del lavoro presso il Tribunale di Palermo, ha invece portato l’esempio dei riders, una categoria che sintetizza bene il passaggio nel mondo del lavoro dalle categorie tradizionali “dell’economia fordista alla cosiddetta new economy, la cosiddetta economia dei lavoretti”. In questo senso “è successo ciò che Bauman aveva già preconizzato a proposito della società: anche il lavoro è ormai diventato liquido cioè privo di certezze”. Qui la sfida della giurisprudenza “è stata quella anzitutto di qualificare questi nuovi lavoratori e poi approntare delle tutele efficaci”.

 Di utilizzo dei social network, utilizzo dei dati personali e questioni etiche, di sicurezza e trasparenza poste dall’utilizzo delle nuove tecnologie sul luogo di lavoro, ha parlato invece Tiziana Orrù, presidente della sezione Lavoro del Tribunale di Roma, con particolare riferimento ai limiti imposti dallo Statuto dei Lavoratori e dal Regolamento Ue contenuto del Gdpr del 2016 in materia di protezione dei dati personali nel caso di processi decisionali automatizzati.

 Nel quadro emerge insomma una necessità di regole organiche che tutelino i lavoratori in modo chiaro e immediato, senza però demonizzare lo strumento in sé: l’intelligenza artificiale infatti “come ogni evoluzione è uno strumento positivo, ma deve essere al servizio dell’uomo, non deve sovrastare l’uomo. Ecco perché l’aspetto etico non può essere un elemento accessorio, ma deve essere un elemento fondante dell’intelligenza artificiale”, conclude il presidente Fonarcom Andrea Cafà.

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