Brindisi: donna uccisa su statale durante lite familiare, prelevati gli organi per donazione

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Gli organi della donna di 47 anni morta a seguito delle ferite causate dal colpo d’arma da fuoco sparatole domenica pomeriggio durante una lite familiare su una complanare della strada statale 7 tra Brindisi e Mesagne, sono stati prelevati nell’ospedale Perrino a seguito della dichiarazione di morte cerebrale. Il proiettile l’aveva raggiunta alla testa. Le sue condizioni si sono rivelate subito gravissime. In carcere dall’altro ieri con l’accusa prima di tentato omicidio e ora di omicidio si trova il cognato 55enne, fratello del marito defunto della vittima.

La famiglia della giovane donna, informa la Asl “ha dato il consenso alla donazione degli organi. Si tratta del secondo prelievo multiorgano dell’anno. La donna aveva formalmente espresso in vita la volontà di donare i suoi organi – spiega l’azienda sanitaria – e i familiari hanno rispettato la sua decisione senza esitazione. La fase di osservazione per l’accertamento della morte cerebrale è cominciata intorno alle 15 del 27 maggio (ieri ndr) e si è conclusa intorno alle 21. Le attività di prelievo sono cominciate nel primo pomeriggio di oggi, 28 maggio, eseguite dall’équipe di Chirurgia generale e Cardiochirurgia del Policlinico di Bari che hanno lavorato insieme a quella di Urologia di Brindisi e al team di Anestesia e Rianimazione e del Blocco operatorio dell’ospedale”.

«Le lunghe e complesse operazioni – evidenzia la Asl – sono terminate nella serata con il coordinamento della dottoressa Ada Patrizio, responsabile aziendale delle attività di prelievo, insieme alla dottoressa Ontina Logreco e al dottor Massimo Calò, direttore del reparto di Anestesia e Rianimazione. Grazie alla volontà della donna e dei familiari verrà salvata la vita di più persone che erano in attesa di trapianto”. Per questo il direttore generale, Maurizio De Nuccio, esprime riconoscenza e vicinanza alla famiglia a nome di tutta la Asl Brindisi. “Senza la generosità dei singoli l’intero e complesso sistema dei trapianti non può funzionare. Irene lo aveva compreso bene esprimendo in vita la sua scelta consapevole», conclude la Asl.

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