Contrasto alle disuguaglianze: le proposte degli economisti al G7

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Si è conclusa la seconda giornata della conferenza internazionale sulle disuguaglianze “ Equality of opportunity and intergenerational mobility” organizzata dal Dief di Uniba diretto dal professor Vito Peragine in partnership con la London School of Economics con il sostegno di Ance,  Banca Popolare Pugliese Banca di Credito Cooperativo Bari e Taranto, Regione Puglia e Ministero dell’Istruzione. 

L’evento che ha portato a Bari 100 esperti di disuguaglianze provenienti dalle più rinomate università del mondo, si è chiuso con un appello degli economisti ai grandi della terra che saranno riuniti il prossimo week-end in Puglia. 

Un appello a tenere alta nelle agende l’attenzione al fenomeno delle disuguaglianze, strettamente connesso al tema delle povertà crescenti col crescere delle iniquità. Partendo dal presupposto che le disuguaglianze non sono un accidenti della storia o il prodotto di “leggi naturali”, ma il frutto di scelte il cui trend può essere invertito, ecco 4 proposte di intervento pubblico urgente di politiche da porre in cima alle priorità dei paesi dei 7 grandi della terra, per assottigliare progressivamente i divari economico-sociali e aderire ad un nuovo modello economico fatto di uguaglianza di opportunità per tutti. 

1) Politiche di investimento sul capitale umano e sulla sua istruzione.

L’investimento sull’istruzione terziaria con l’obiettivo di rendere il livello più elevato di istruzione accessibile a tutti (in alcuni paesi, come gli stati uniti, l’accesso è fortemente legato al censo) e di accrescere il numero dei laureati che in Italia è fermo al 30%, la percentuale più bassa dei paesi avanzati. E’ poi opportuno investire sui primissimi gradi di istruzione e sulle politiche per l’infanzia, che hanno il compito di compensare gli svantaggi nei primissimi anni di vita. È il momento che la società dia valore all’istruzione come asset strategico per crescere. Una società che ha studiato, è una società che non ha paura, che innova, che riesce a difendere livelli di benessere raggiunti. 

        2)  Politiche di genere, per ridurre e compensare il child penalty, ovvero il costo che la genitorialità ha sulle donne e sulle loro carriere lavorative (sia in termini salariali sia di quantità di lavoro offerto) mondo del lavoro. Un costo che in Italia e in Particolare il Mezzogiorno, è pagato in massima parte dalle donne, per le quali la presenza dei figli preclude o comunque riduce la partecipazione al mondo del lavoro. Secondo i calcoli dell’Inps la child penalty incide sulle mamme lavoratrici i cui salari lordi annuali sono inferiori di 5.700 euro rispetto alle donne senza figli. L’attivazione di reali misure di conciliazione vita lavoro. ( flessibilità di orari, entrata uscita, smart working 

2) Tassazione: aumento della tassazione dei grandi patrimoni (su scala globale)

Se ne parla spesso, ma alla luce di quanto detto negli ultimi due giorni, occorrerebbe tassare i grandi patrimoni e la trasmissione intergenerazionale degli stessi. E per questo è necessario che l’azione sia coordinata a livello globale data l’estrema mobilità dei grandi capitali e la loro capacità di sfuggire alla tassazioni nazionali.   

4) Politiche di gestione delle migrazioni, con misure per l’integrazione degli immigrati 

Il tema della gestione delle migrazioni incrocia trasversalmente il mondo del lavoro e numerosi settori in cui misure finalizzate all’integrazione degli immigrati potrebbero al tempo stesso compensare la mancanza di manodopera in alcuni settori portanti dell’economia ( agricoltura, edilizia, servizi) e rispondere ai bisogni di assistenza  cura e di una popolazione sempre più vecchia. Integrare è razionale non solo da un punto di vista di equità ma dall’efficienza economica. Soprattutto alla luce del calo demografico della maggior parte dei paesi occidentali.

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