IL CATTIVO MAESTRO

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Come potrebbe definirsi qualcuno che lucra sui giochi di azzardo? O sul consumo di sostanze tossiche e nocive per la salute, tipo fumo o alcool? O impone il pagamento di somme per avere una attività o occupare un’area?

Se fosse un cittadino qualunque lo definiremmo – molto probabilmente – un delinquente: chi approfitta della propria posizione di forza verso un soggetto più debole per imporre il pagamento di qualcosa che nulla ha a che vedere con la produzione o vendita di un bene penseremmo al mafioso di turno che impone il “pizzo”.

Il sistema giuridico che parte dal Codice Rocco ed arriva ai giorni nostri ha persino elaborato reati che non esistono in alcuna Legge, tipo il concorso esterno in associazione mafiosa, dove la conoscenza di fatti o la frequentazione di personaggi di dubbia moralità fa scattare la quiescenza a quei fatti o il concorso con quei personaggi, con buona pace del diritto al giusto processo stabilito nell’articolo 111 della nostra Costituzione.

E’, quindi, la posizione di forza sul singolo che determina la giustezza della norma? Così parrebbe in un sistema contraddittorio come il nostro.

Vediamo il perché. Poniamo il caso che si voglia organizzare una attività a scopo di lucro con il gioco di azzardo: è GIOCO D’AZZARDO qualsiasi puntata o scommessa, fatta per sé o per altri, con denaro o con qualsiasi altro bene, sull’ESITO di un evento FUTURO, che in genere riguarda un gioco di società oppure una gara. La nozione di gioco d’azzardo si trae dal disposto del Codice Penale art. 721: sono giochi d’azzardo quelli in cui ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita sono interamente, o quasi, aleatorie. È di pacifica evidenza che sono da riguardarsi quali giochi d’azzardo i dadi e la roulette e che non lo sono gli scacchi. Appare evidente che, nel momento in cui si volesse aprire una attività del genere, non si potrebbero ottenere i relativi permessi o autorizzazioni, ma si verrebbe arrestati se si aprisse “la bisca”.

Tuttavia, nel nostro Paese c’è chi organizza giochi assolutamente aleatori in tema di scommesse, dove le probabilità di vincita sono nell’ordine dello zero, seguito da vari zeri e pochi numeri: lo Stato; prendiamo il Superenalotto, ad esempio o le varie scommesse dei gratta e vinci o il lotto. Persino in televisione – soprattutto quella di Stato – assistiamo a giochi dove le vincite possono essere nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro (I Pacchi su RAI Uno, ad esempio), dove non occorre alcuna abilità o conoscenza ed il rischio (o alea) è l’unica scriminante sulla possibilità o meno di vincita.

Quindi il nostro Stato, dalla sua posizione di forza rispetto al singolo cittadino può fare ciò che agli altri è vietato, eludendo ogni norma ed ogni principio educativo: se i bambini guardano queste trasmissioni televisive, si convinceranno che non è necessario studiare né lavorare e potrebbe bastare una buona dose di fortuna per dare un senso alla propria vita. Non è un caso che, soprattutto in carenza occupazionale i giochi e le scommesse aumentino in percentuale!

Ma lo Stato ci vuole anche “viziosi”. Il monopolio sui tabacchi e gli alcolici non ne limita i consumi (nessuno venga a dire che le scritte sui pacchetti di sigarette intimoriscono i fumatori!) , ma è solo fonte di ulteriori incassi per lo Stato: le accise poste sui liquori o sui tabacchi non hanno natura deflattiva dei consumi, ma natura reddituale rappresentando solo un ulteriore costo per il Cittadino.

Se lo Stato avesse a cuore la salute dei Cittadini, si adopererebbe per realizzare centri di ascolto e recupero per gli alcolisti, i tabagisti ed i ludopatici, ma così non è. In un Paese dove gli esami diagnostici si determinano in anni e non i giorni, come si potrebbe pretendere una tale organizzazione?

Se poi, si volesse aprire una attività imprenditoriale, commerciale o no, il Cittadino dovrebbe mettere in conto settimane di attesa per lo svolgimento delle pratiche burocratiche e centinaia di euro per le stesse, al netto degli investimenti propri dell’attività. 

Permessi, autorizzazioni, verifiche, ispezioni, “elargizioni” sono le prime voci da mettere in conto per l’incauto imprenditore: vuoi il parcheggio per lo scarico? devi pagare; vuoi occupare l’area pubblica? devi pagare; vuoi il servizio raccolta rifiuti (ahahaha)? devi pagare; vuoi la sicurezza? devi pagare; vuoi respirare? devi pagare.

Ci sono Paesi europei (come Malta, ad esempio, ma ve ne sono tantissimi altri) dove chi vuole aprire una attività deve solo fare una dichiarazione in autocertificazione sulla conformità del locale e sul rispetto della normativa di riferimento ed apre l’attività; passati sessanta giorni viene fatta una ispezione e, se vi sono difformità, si dà un breve periodo per regolarizzare la situazione; decorsi ulteriori trenta giorni, c’è l’ulteriore verifica: se sei a norma continui l’attività, altrimenti la polizia “mette i sigilli” e chiude l’azienda. Basta, punto, senza ricorsi, controricorsi ,cause e interrogazioni parlamentari. A tacere del fatto che la tassazione è unica (e non mille balzelli) e le percentuali bassissime. Nessuno verrà a dirci che quello Stato, come altri in Europa, non funzioni.

In tutto ciò noi festeggiamo il 2 Giugno come festa della Repubblica, che, poi, la res (cosa) pubblica (di tutti) saremmo noi, certo non la fantasiosa e gioiosa “macchina da guerra” della burocrazia, che sta uccidendo l’economia del nostro Paese!

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