Brindisi: Anacam, Italia anomalia Ue su legge Ascensori, non si è adeguata a direttiva

[epvc_views]

“L’Italia non si è adeguata alla Direttiva sugli ascensori che rappresenta un requisito obbligatorio per l’immissione sul mercato comunitario e la messa in servizio di nuovi ascensori. La normativa di riferimento per tutto quanto riguarda la costruzione, installazione, messa in esercizio, manutenzione e controllo degli ascensori è costituita dal decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1999, numero 162 che, dopo le modifiche introdotte dal dpr 23/2017, è oggi rubricato ‘Regolamento recante norme per l’attuazione della direttiva 2014/33/UE, relativa agli ascensori ed ai componenti di sicurezza degli ascensori, nonché per l’esercizio degli ascensori’. Il dpr 162/99 era stato emanato per recepire in Italia la prima ‘direttiva ascensori’, 95/16/CE, oggi abrogata e sostituita dalla nuova ‘direttiva ascensori’ 2014/33/UE”. Lo dice all’Adnkronos/Labitalia Luca Incoronato, direttore Anacam, Associazione nazionale delle imprese di costruzione e manutenzione ascensori, a poche ore dall’incidente mortale di una ragazza di 26 anni, in un edificio di Fasano, in provincia di Brindisi, dopo essere caduta dal quarto piano sul tetto dell’ascensore che era fermo al primo.

“La Direttiva – precisa – prevede la Marcatura CE di tutti gli ascensori immessi sul mercato comunitario europeo. E, secondo la Direttiva, gli installatori sono ‘responsabili della progettazione, fabbricazione ed installazione’ degli ascensori. Spetta all’installatore dichiarare la conformità dell’impianto, seguendo una delle procedure previste dalla direttiva, e apporre la Marcatura CE. In Italia la legge che riguarda la manutenzione degli ascensori è il dpr 162 del ’99, una data che dunque fa da spartiacque tra le regole nazionali e quelle europee. La Commissione europea emanò anche una raccomandazione agli Stati membri, invitandoli ad adeguare progressivamente la sicurezza del parco impianti preesistente al 1999”.
“Diversi Stati membri – sottolinea il direttore Anacam – come Francia, Spagna, Germania, Belgio hanno provveduto, con leggi nazionali, a adeguare i diversi impianti, imponendone delle modernizzazioni. In Italia però questa cosa non è mai successa, nonostante ovviamente le nostre insistenze e le nostre proposte. Ci provò diversi anni fa, con un decreto, l’allora ministro Scagliola, ma poi il decreto venne bocciato dal Tar del Lazio”.

“Tecnicamente – precisa – in Italia quello che succede è che se un impianto è stato installato, ad esempio, nel 1935, quell’impianto è in regola se risponde alle normative di sicurezza del 1935. Ovviamente poi quando ci sono degli interventi da fare perché i componenti si usurano, si rompono, le regole normative impongono un minimo di adeguamento nel momento in cui si va a cambiare quel pezzo”.

“Al nostro ministero di riferimento, quello delle Imprese e del made in Italy, ritorneremo a proporre – afferma – un adeguamento dell’Italia alla direttiva, perché oggettivamente il nostro Paese presenta un’anomalia rispetto al panorama europeo”.

News dal network

Promo