Ecologisti e il futuro di Taranto

[epvc_views]

Ci sono degli ecologisti di sinistra che aborriscono ogni novità: che sia di cemento, di ferro e cristallo, asfalto, impianti fotovoltaici in mare o sulla terraferma, pale eoliche, … qualunque cosa che modifichi lo stato dei luoghi è per loro terrificante. Saranno un po’ ingenui ma è così. Non si sa come costoro possano chiamarsi “progressisti” ma è certo che darebbero la vita per riuscire a conservare l’ambiente e il paesaggio così com’è. Altri invece -che sono un po’ meno sfigati e molto vicini a potentati economici e finanziari- sostengono di dovere coprire ogni fazzoletto di terra e di mare di moderne tecnologie energetiche o di qualunque altro genere intese a “migliorare” l’ambiente attraverso la “transizione energetica”. Costoro correttamente si chiamano “progressisti” ma del “loro” progressismo e non si capisce come possano dirsi ecologisti visto che modificano tutto quello che capita loro a tiro e, tanto meno, come possano definirsi democratici di sinistra, visto che il “loro” “progresso” è imposto e non condiviso.

 Ma come è possibile una sinistra affetta da una ambiguità del genere? La gente non se ne accorge? E la opposizione dov’è? È evidente che entrambe le tesi sono delle immense stupidaggini instillate alle volte da sincere ingenuità alle volte da interessi neanche tanto nascosti di cui i sinistri si fanno portavoce. Ma tutto questo è possibile proprio perché non esiste da un’altra parte una tesi organica e credibile. Così dopo aver saccheggiato l’ambiente e la salute dei tarantini con l’acciaio che nessuno voleva produrre da un’altra parte, adesso pensano di coprire il mar Piccolo di un impianto fotovoltaico che, assicurano, genererà energia meravigliosa per tutti. E sono talmente convinti di non dire una immensa castroneria che a fronte di un sacrificio ambientale e paesaggistico di tale natura non si sognano neanche di allettare i tarantini con una bolletta della luce azzerata!!! né nessuno si chiede cosa accadrà quando l’impianto sarà esaurito!!! Né ci si chiede cosa fare per la flora e la fauna che sarà distrutta in quello specchio di mare stupendo.

A questa idea balzana non si risponde con una sollevazione popolare ma si oppongono solo ragioni legali e burocratiche che fortunosamente difendono i cittadini dalle fantasie progressiste di questi solerti emissari delle società energetiche; ma Taranto è stata anche attenzionata dai cultori dell’energia eolica… inoltre in questi stessi giorni  grazie alla competenza di due avvocati baresi (Ascanio Amenduni e Rizzo Striano) si è chiarito che anche le corti europee statuiscono l’ovvio e cioè che un impianto che può essere pericoloso per la salute umana -l’Ilva di Taranto guarda caso era l’oggetto della contesa- va chiuso e basta, quale che siano le conseguenze economiche singole e collettive. Cioè la questione ambientale financo per i giudici europei non può essere barattata con un qualsivoglia interesse economico per grande che sia. Ed era necessario scomodare due illustri avvocati e una corte europea per statuire una cosa di una ovvietà così evidente? Al Sud anche l’ovvio va conquistato con gli avvocati??? Ovvietà che le sinistre erano state capaci di mettere in dubbio per decenni in difesa degli interessi dei lavoratori e del loro posto di lavoro, che nel frattempo assieme ai loro familiari si ammalavano!!! E poi si indignano per le morti sul lavoro?

 La questione paesaggistica (cioè non direttamente dannosa per la salute dei cittadini) è cosa diversa e “minore” di quella ambientale che colpisce direttamente la salute pubblica? Certamente no e un ambientalista vero non avrebbe dubbi nel dire che le due cose sono entrambe dannose alla conservazione dell’ambiente e quindi da mettere al bando senza eccezioni: un impianto fotovoltaico è letale per la flora e la fauna sia sulla terraferma che in mare senza che si ponga la questione dello smaltimento dei pannelli una volta esauriti, o l’altra questione del recupero dei terreni e dei mari “desertificati” da questi impianti, o, ancora peggio, della mancata occupazione per la indisponibilità di questi terreni per l’agricoltura per decenni.

 Quindi la questione delle produzioni pulite e paesaggistiche tollerabili va posta in altro modo e dovrebbe essere la pubblica Autorità a farsene carico e non certo le società private che non fanno altro che passare all’assalto di qualunque cosa dovesse apparire incustodita.

 Taranto è divenuta centrale nel dibattito sul futuro modello di sviluppo forse perché si percepisce ad ogni livello la prossima chiusura dell’Ilva e quindi ci si candida a sostituirla almeno in parte. Una specie di cannibalizzazione economica della città dove la città e cioè i cittadini non hanno voce…  in uno dei cuori della Magna Grecia questa mancanza di democrazia è veramente raccapricciante

News dal network

Promo