Assalti portavalori: guardia giurata rapinata, “dopo il colpo notti insonni e voglia di lasciare”

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«Sono passati esattamente sedici anni dalla rapina subita al km 33,300 dell’A14, in direzione Bologna. In dodici assaltarono il portavalori che scortavamo, erano armati, spietati. Ricordo il terrore di quei momenti, la paura per strada quando siamo stati raggiunti da una macchina dalla quale è partita la raffica di colpi dai kalashnikov. Non ho dormito più una notte intera di fila, quella sensazione di panico non mi ha lasciato mai. Oggi, dopo 32 anni di servizio, vedo rapinatori ancora più sfrontati, quasi rafforzati da una sensazione di generale impunità. Ed è stato per questo che a mio figlio, che aveva pensato di fare il mio stesso lavoro, ho consigliato di fare il panettiere: di notte si guadagna di più e non si rischia niente». A parlare all’Adnkronos è una guardia giurata di Cesena, vittima di uno di quei tanti assalti subiti dai portavalori con modalità sempre più violente.

«Il nostro è un lavoro che non viene nemmeno riconosciuto dal Governo. Ci sono stati centinaia di disegni di legge ma a nessuno – ribadisce – ha mai importato della vita delle guardie giurate, vero è che in questo momento il rinnovo del contratto è stato paragonato a quello del portierato. Lavoriamo per 960 euro lordi al mese, appena assunti, e i nuovi contratti nemmeno prevedono la quattordicesima. Oltretutto lo stipendio è lo stesso se facciamo la vigilanza fuori da un supermercato o se trasportiamo carichi di milioni di euro. Fino a pochi anni fa eravamo paragonati alle bande musicali, unicamente perché la nostra divisa era registrata in Prefettura. E non è uno scherzo. Oggi, di fronte alle immagini degli ultimi colpi a Brindisi e a Sassari – conclude – forse chi ne ha facoltà potrebbe rivedere le disposizioni di sicurezza per garantire maggiori tutele a chi, per scortare milioni di euro, esce di casa senza sapere se ci tornerà». (di Silvia Mancinelli)

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