Non saremo mai liberi, fino a quando…

[epvc_views]

Siamo incarcerati dagli impegni necessari e da quelli fittizi che ci ottenebrano la percezione della ragionevole utilità azzerando i ‘Ricavi’ nel bilancio della vita.

Ci illudiamo di esser liberi di vivere, ma lo siamo solo di sopravvivere.

A che serve lavorare fino allo sfinimento se non ci concederemo di spendere i guadagni nel giusto relax?

Non abbiamo il tempo di salutare un amico o di organizzarci una distrazione amena che non siano preventivamente programmati.

Riempiamo gli spazi temporali con maniacalità per paura di trovare dei buchi “non coperti da attività”, nel corso della giornata, e sentirci inadempienti verso qualcuno, disimpegnati verso noi stessi, o semplicemente sfigati.

C’è sempre qualcuno che ha bisogno di noi, che richiede una promessa, che ci tira da qualche parte e, se non lo faranno gli altri, sarà il nostro senso del dovere a esercitarci pressione.

Sono pochissimi quelli che, tra noi, hanno ancora la ricchezza del pronunciare: “Sono libero. Non avevo impegni da adempiere necessariamente. Posso scegliere di accettare un’occasione propizia, quanto inattesa”.

Le incombenze ci tolgono la facoltà di scelta. Il dovere sovrasta il piacere mentre la saggezza vorrebbe che si equivalessero nel reciproco compimento.

Possiamo soltanto decidere di fare quello che altri ci impongono, mascherati da interlocutori, opportunità e necessità.

Non è vita questa. È il suo simulacro.

Noi siamo nati per esser felici, rendere tali i nostri cari e adempiere soltanto ai doveri necessari a conquistare i primi due privilegi.

La libertà è un altare sacro. È la facoltà del Re, che stiamo profanando sull”ara del perfezionismo ad personam, spersonalizzandoci come Pedoni sulla scacchiera delle commissioni quotidiane.

Diradandosi gli eremiti, oggigiorno si stenta a trovare chi ha la forza di concentrarsi sulla cura spirituale di sé stesso, tra coloro che ‘combattono con i minuti’, in ogni ora del giorno.

Questi minuti pigmei dell’arco temporale ci battono perennemente nella battaglia eterna di Davide contro di noi ‘homo affacendatus’ che impersoniamo il mitico Golia.

Padri, madri, lavoratori, casalinghe, studenti. Non ne è esente alcuna categoria!

Quando va bene, le occupazioni si susseguono incalzanti, altrimenti il carico delle due responsabilità si accavalla subissandoci pure con il superlavoro del doppio onere.

Tutti noi carichiamo ”a testa bassa e a occhi chiusi” gli incarichi preposti, che ci riducono il tempo rimanente come se fossero avversari.

Chi manterrà un occhio mezzo aperto, in quella frenesia, invece che tutti e due chiusi, si accorgerà che sta dilapidando la risorsa-tempo che gli è stata concessa in questa vita.

Potrebbe essere troppo tardi, ormai.

Questa lettura vuole indurre un piccolo spunto di riflessione per ripartire con più armonia, senza battute d’arresto.

Non saremo mai liberi, fino a quando non ascolteremo le nostre richieste come ascoltiamo quelle degli altri, per esaudirle in pari misura.

Attribuzione dei diritti d’immagine: Si ringrazia FreePik per l’immagine concessa.

News dal network

Promo