Due mesi fa la Corte d’Assise d’Appello di Lecce aveva rinviato la decisione, ritenendo necessari ulteriori approfondimenti. Oggi è arrivato il verdetto: Cristian Candita non è certo stato assolto, ma la condanna è stata rideterminata da ergastolo a 28 anni di reclusione per il concorso nell’omicidio di Paolo Stasi, il 19enne ucciso a colpi di pistola il 9 novembre 2022 davanti alla sua abitazione di Francavilla Fontana. La Corte ha infatti riconosciuto all’imputato le attenuanti generiche, escludendo così la pena dell’ergastolo.
Omicidio Stasi, l’accusa e la difesa
Candita, difeso dall’avvocato Maurizio Campanino, era stato condannato in primo grado alla massima pena. In appello la difesa aveva insistito per far cadere le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi, sostenendo che non vi fosse la prova di una piena consapevolezza del piano omicidiario e chiedendo, in via subordinata, una diversa qualificazione giuridica del suo ruolo.
La Corte ha parzialmente accolto le richieste difensive, riconoscendo le attenuanti generiche e riducendo la pena a 28 anni di reclusione. Resta confermata la responsabilità di Candita nel delitto maturato nell’ambito di contrasti legati allo spaccio di droga. L’esecutore materiale dell’omicidio, Luigi Borraccino, all’epoca minorenne, è stato giudicato separatamente e condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione.
