Lunedì 20 luglio 2026 ore 21:00
la Compagnia della Chiave Teatro Sottile Musica che Vola ospita nel suo spazio Arena Tyche sui colli di Ostuni , L’ associazione “Teatro Folletti e Folli” con l’esito del loro laboratorio
“Casa di Bambola” di Henrik Ibsen
Lo spettacolo messo in scena della compagnia Teatro Folletti e Folli, è il risultato di un laboratorio condotto dal regista Dario Lacitignola, con la collaborazione di Francesca Pedullà, Frey Faust e Manuela Martella della compagnia La radice dei Viandanti per il movimento scenico, vede 20 allievi impegnati nella realizzazione di un opera che affronta il tema di una relazione apparentemente normale, ma che rivela pian piano la sua tossicità. Infatti :
“ Tutto sembra a posto.
Troppo a posto.
Le parole sono scelte con cura, i toni misurati, i sorrisi calibrati.
Niente esplode, niente rompe.
Qui si parla con calma.
Qui si risolvono le cose “da adulti”.
Qui non c’è mai un vero problema.
Eppure qualcosa si incrina sotto la superficie.
Non si vede, ma si sente.
Non ci sono urla,
solo frasi dette piano che si infilano sotto pelle.
Non ci sono divieti espliciti,
solo suggerimenti ripetuti finché diventano regole.
Non c’è violenza evidente,
ma uno sguardo che pesa,
una battuta che ridimensiona,
un silenzio che punisce.
La manipolazione non alza la voce.
Sussurra.
Ti confonde.
Ti insegna a dubitare di ciò che provi.
Ti dice che esageri.
Che sei troppo sensibile.
Che lo fa per il tuo bene.
E a poco a poco impari a chiamare
“cura” il controllo,
“protezione” la limitazione,
“amore” la paura di deludere.
Nei rapporti tossici non ti viene tolta la libertà in un giorno.
Viene rimpicciolita.
Un passo alla volta.
Finché ti abitui a chiedere il permesso per essere te stesso.
Finché la tua voce diventa un’eco.
La cosa più pericolosa non è restare.
È non accorgersi di esserti perso.
Poi succede qualcosa di minuscolo.
Un pensiero fuori copione.
Un brivido di lucidità.
Una domanda semplice e rivoluzionaria:
e se non fossi io il problema?
La liberazione non è sempre una porta sbattuta.
Non è sempre una fuga rumorosa.
A volte è solo un confine tracciato per la prima volta.
Un “no” detto senza tremare.
Un silenzio che non chiede scusa.
Liberarsi non significa distruggere tutto.
Significa smettere di adattarsi a ciò che ti spegne.
Significa riconoscere la manipolazione anche quando ha il volto dell’affetto.
Significa tornare ad abitare il proprio spazio interiore.
Quando qualcuno si accorge di essere stato tenuto piccolo,
non può più tornare com’era prima.
Perché nel momento in cui recuperi la tua voce,
la gabbia (anche se invisibile)
non è più abbastanza forte da trattenerti.
La messa in scena surreale, con pochi elementi scenici, si basa prevalentemente sulle azioni metaforiche di corpi manovrati, guidati, sistemati e riposti … come se fossero marionette al servizio di una mano suprema, un legame inscindibile di protezione e guida, ma che al tempo stesso li soffoca, finche …
Non vi resta altro che scoprirlo… a quale dinamica vi interfacciate … vi riconoscete in qualcuno? … (Karol Colosi)
In scena : Giovanna Ammirabile, Luigi Del Vecchio, Carmen Milone, Francesco Cofano, Maria Ciraci, Teresa Annicchiarico, Anna Carmen Picoco, Maria Semeraro, Enza Asciano, Carmela Ammirabile, Karol Colosi, Angela Tursi, Miriam Tamburrino, Alberta Natola, Mattia Roma, Antonio Montanaro, Francesco Colucci, Franco Chialà, Silvestro De Vito, Carmen Morelli.
Regia Dario Ubaldo Lacitignola
Teatro Folletti e Folli
La compagnia teatral-musicale “delle chiavi” nasce da un’idea di Silvia Lorenzi, e cresce attraverso la ricerca di un gruppo di musicisti protesi verso un territorio artistico poliedrico
non più solo musica ma un’ambientazione teatrale attorno ad essa
il teatro diventa il pretesto per fare musica
la musica si fa forma, gesto e movimento
un’arte rinforza l’altra: l’azione teatrale si arricchisce di armonia
