Sacerdoti a Vannacci, rispetti la sacralità delle Scritture e la storia della Chiesa

“Le Sacre Scritture non si prestano a essere ridotte a un manifesto politico”: è quanto hanno scritto, manifestando “profondo dissenso e sconcerto”, in una lettera inviata al generale Vannacci, undici sacerdoti aderenti alla Fondazione ”Interesse Uomo” che opera tra Sicilia e Basilicata per il contrasto all”usura e al sovraindebitamento.
Il leader di Futuro Nazionale, nei giorni scorsi, aveva definito “l”apostolo Paolo come un camerata, richiamando un fantomatico principio economico paolino che troverebbe fondamento sulle parole dell”apostolo delle genti: ”chi non vuol lavorare neppure mangi”, per giustificare l”abolizione o il forte ridimensionamento dei sussidi sociali”.
“Associare la figura di San Paolo a un termine storicamente legato a ideologie totalitarie e di parte, per di più all”interno del programma di una fazione politica – hanno scritto – rappresenta una grave e inaccettabile strumentalizzazione della fede.

La citazione da Lei utilizzata viene completamente decontestualizzata e trasformata in uno slogan economico per un manifesto d”esclusione sociale”.
Ricordando che “San Paolo non stava dettando regole di economia politica per uno Stato, né invocava punizioni contro i poveri, si rivolgeva a una comunità cristiana primitiva esortandola alla responsabilità fraterna e al dovere morale di non essere di peso agli altri, non è stato l”esponente di un pensiero politico, né il militante di una fazione contrapposta a qualsivoglia nemico umano, i sacerdoti concludono: “Non possiamo assistere in silenzio al tentativo di arruolare i santi della Chiesa sotto le bandiere del dibattito elettorale, né di vederli accostati a slogan di partito pronunciati nelle aule delle istituzioni.

La invitiamo, pertanto, a rispettare la sacralità delle Scritture e la storia della Chiesa, ricordando le parole stesse dell”apostolo: ”nessuno cerchi il proprio interesse, ma ciascuno quello degli altri””.

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