C’è qualcosa che non quadra.
1951 (Trattato di Parigi) nasce la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio): il primo embrione dell’integrazione europea. I Paesi fondatori sono 6: Italia, Francia, Repubblica Federale Tedesca, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo. La Gran Bretagna non c’è.
1957 (Trattati di Roma), nascono CEE (Comunità Economica Europea) e l’Euratom. La Gran Bretagna non c’è.
1973 (1° gennaio), dopo oltre 20 anni, la Gran Bretagna si avvicina alla Comunità europea ed entra nella CEE.
1993 (1° novembre), nasce la EU con il Trattato di Maastricht.
1999 (1° gennaio), nasce l’Eurosystem. La Gran Bretagna non c’è.
2016 (23 giugno), si celebra il referendum per la Brexit.
2020 (31 gennaio), la Gran Bretagna è fuori dalla EU.
2022 (aprile), la visita a sorpresa del primo ministro britannico Boris Johnson a Kiev per incontrare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky segna un riavvicinamento di UK alla EU.
C’è qualcosa di poco chiaro. Che vuole la Gran Bretagna?
Molti media, abituati a distrarre le masse, considerano che la Brexit sia stato errore e prevedono un rientro della UK in EU. Una ipotesi senza perché non avverrà: i britannici non si sono mai sentiti veramente continentali ed europei.
E, i loro governi, con il cinico timbro colonialistico, appaiono, a dir poco, inaffidabili e molto insidiosi. Per la cronaca, il colonialismo inglese ha controllato, amministrato o esercitato una forte tutela politica (attraverso colonie, protettorati e mandati) su territori che oggi corrispondono a 56 stati sovrani indipendenti. Se si calcolano anche invasioni militari temporanee, avamposti commerciali fortificati, occupazioni belliche, si stima che la Gran Bretagna sia entrata militarmente in contatto e abbia “toccato” il territorio di circa 170-178 paesi attuali (pari a circa il 90% degli stati esistenti oggi sul pianeta). Non certo per fare beneficienza come quella del colonialismo italiano.
Un fatto è evidente: da quando la Gran Bretagna si è riaffacciata in Europa, dopo la Brexit, la guerra in Ucraina è diventata irrecuperabile e, ultimamente, in pericolosa escalation. La visita inattesa, il 25 Agosto a Mosca, di John Ratcliffe, direttore della CIA, fa parte del gioco internazionale delle parti. Il tema unico, si è capito, ha riguardato le continue e costanti provocazioni della EU e della NATO (alle quali si è affiancata una strana autonoma combinazione di Volontari che vede UK come principale attivista) nei confronti della Russia. Poiché il metodo della provocazione non è tecnica tipica dell’area mediterranea, allora è farina della anglosfera. Purtroppo l’area mediterranea non riesce a bilanciare l’invadenza nordica perché sconta il servilismo di premier alla Sanchez che, per dare una mano all’anglosfera, accusa Russia e Israele di aver soffiato sugli eventi di Ceuta. Ma è stato subito smentito.
Sembra che la Gran Bretagna sparga veleno un po’ ovunque e aizzi la guerra in Ucraina. Non si capirebbe come mai la Russia, tramite il ministro degli Esteri, Sergej Lavrov, l’abbia messa, ripetutamente, in guardia. Lo scenario potrebbe diventare incandescente e una guerra da soluzione finale potrebbe diventare molto più probabile.
Non a caso, Modi, il premier indiano, sostenuto dal cinese Xi Jinping, durante l’incontro a Biškek, la capitale del Kirghizistan, ha detto a Putin che bisogna passare “da una guerra senza fine alla fine della guerra”.
Ci vuole poco a premere un bottone quando si perde la pazienza; e, poi, dopo, altro che droni!
In questa storia, l’imperialismo inglese, francese e tedesco appare ostinato e irriducibile. Ha raggiunto livelli di irrazionalità e di cattiveria che trasmettono la sensazione alla opinione pubblica che sia disposto a tutto.
Sa, di certo, di essere sul viale del tramonto; ha già distrutto il mondo un paio di volte. Ora, sembra proprio che sia affetto dalla Sindrome dell’annichilamento: “muoia Sansone con tutti i Filistei”.
La Tecnocrazia europea sembra non abbia consapevolezza che sta tramontando l’era del mondialismo, del mito della governance globale, della omologazione e della massificazione della Persona: le identità stanno diventando insofferenti.
Il fronte europeo – che si concentra in Gran Bretagna, Francia e Germania; che diffonde e si nutre di fantomatiche paure di Paesi satelliti – ha perso ogni autocontrollo. Diverse intelligence, fra cui la serba, indicano Kaliningrad, l’enclave russa tra Polonia e Lituania, come prossimo bersaglio di una provocazione programmata.
Purtroppo il fallimento della Europa anglosassone è oramai consolidato: troppa distruzione in territori dove è nata ed ha prosperato la civiltà moderna.
Finanza e Burocrazia, oltre alla insana concentrazione di potere e di ricchezza, hanno generato impoverimento culturale. Ma l’intinto della identità è molto più forte: non si può mortificare a lungo le iddentità.
Oggi, la EU è considerata dalla opinione pubblica la principale responsabile della crisi economica, sociale, politica, demografica del vecchio continente.
Chi ne ha sofferto è stata la mediterraneità che, ora, si prende la naturale rivincita. L’inguaribile delirio di onnipotenza degli eurocrati, la loro smisurata bramosia di potere e dominio, si traducono in un autoritarismo distruttivo.
Un suicidio annunciato.
In tale politica estera del suicidio, sembra sorgere una inedita convergenza fra la Casa Bianca e il Cremlino. Entrambe puntano sul ruolo della Chiesa di Leone XIV ben differente da quella di Francesco I (Jorge Mario Bergoglio), non precisamente equilibrata e con strane simpatie per l’Ucraina. Non a caso, nello stesso 25 agosto, a Mosca, è arrivato l’arcivescovo Paul Gallagher. Pochi riescono a credere a una mera coincidenza temporale.
L’americano Prevost sembra si stia attrezzando pur fra le tante sue difficoltà.
Ma non illudiamoci, dobbiamo darci da fare, parecchio. C’è un sacco da ricostruire prima di potere ricominciare a costruire nuovamente.
ANTONIO VOX
