Gigafactory Brindisi, dopo la prima pietra arrivano i dubbi: sotto i riflettori è Seri Industrial

Il 6 luglio la posa della prima pietra. Il momento simbolico dell’avvio della gigafactory di Brindisi, progetto centrale nel piano di riconversione del polo industriale. Ma a distanza di pochi mesi arrivano dubbi e interrogativi sul futuro dell’operazione.

A finire sotto i riflettori è Seri Industrial, il partner privato scelto da Eni per il progetto. In maniera trasversale arrivano richieste di garanzie su investimento, tempi e ricadute occupazionali. A farlo, tra gli altri, il gruppo di Futuro Nazionale. Il sindaco Marchionna raccoglie la richiesta e annuncia un confronto per fare chiarezza sul progetto.

A preoccupare sono le notizie sulla situazione finanziaria di Seri Industrial: pende infatti un ricorso per l’apertura di una possibile liquidazione giudiziale. Ed è così che quella prima pietra torna al centro del dibattito: l’inizio della rinascita industriale di Brindisi oppure il rischio che diventi “la pietra tombale sulle speranze” di lavoratori e imprese?

Sulla scelta del partner interviene anche il deputato del Pd Claudio Stefanazzi, che chiede chi ne abbia verificato l’affidabilità prima di legare al progetto risorse pubbliche e aspettative occupazionali. Seri Industrial, dal canto suo, rassicura sulla propria situazione. L’azienda spiega che la decisione di uscire dalla Borsa nasce dalla scarsa liquidità del titolo e dalla volontà di semplificare la struttura del gruppo. Una scelta che, secondo Seri, non avrà conseguenze negative sulle operazioni strategiche previste a Brindisi. Ora la parola passa al confronto con Eni. Da lì dovranno arrivare le risposte sul progetto e sui tempi della nuova stagione industriale brindisina.

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