Cristian Candita sapeva che Luigi Borraccino avrebbe ucciso Paolo Stasi e contribuì alla preparazione dell’agguato. Ma il suo ruolo nell’esecuzione materiale e la minore intensità del dolo giustificano una pena diversa dall’ergastolo. È questo, in sintesi, il ragionamento della Corte d’Assise d’Appello di Lecce nelle motivazioni della sentenza che ha ridotto a 28 anni di reclusione la condanna per il concorso nell’omicidio del 19enne, ucciso il 9 novembre 2022 davanti alla sua abitazione di Francavilla Fontana. Borracino e Candita furono arrestati dai carabinieri il 22 maggior del 2023.
I giudici confermano l’impianto accusatorio, comprese le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi, respingendo la ricostruzione difensiva secondo cui Candita non avrebbe conosciuto le intenzioni omicidiarie dell’amico. La riduzione della pena deriva esclusivamente dal riconoscimento delle attenuanti generiche, considerate equivalenti alle aggravanti.
Il sopralluogo e la telefonata prima dell’omicidio
Nelle motivazioni, la Corte ricostruisce il ruolo di Candita attraverso le immagini della videosorveglianza, i tabulati telefonici e soprattutto le conversazioni intercettate dopo il delitto.
Un passaggio decisivo riguarda il 5 novembre 2022, quattro giorni prima dell’omicidio, quando Candita e Borraccino effettuarono un sopralluogo nei pressi dell’abitazione della vittima, verificando anche la posizione delle telecamere e le possibili vie di fuga.
Il giorno dell’agguato, Candita accompagnò Borraccino in auto. Quest’ultimo raggiunse a piedi l’abitazione di Stasi, mentre il complice rimase alla guida della vettura, parcheggiata a breve distanza. Prima degli spari, i due effettuarono anche una telefonata anonima alla vittima per indurla a uscire di casa.
Per i giudici, questi elementi dimostrano una partecipazione consapevole alla preparazione dell’omicidio, non una semplice presenza occasionale. Le successive conversazioni intercettate confermerebbero inoltre che Candita conosceva il carattere punitivo dell’azione progettata da Borraccino.
Il debito di droga e i futili motivi dietro l’omicidio
La Corte conferma anche il movente legato al traffico di stupefacenti. Alla base dell’omicidio vi sarebbe stato un debito di 5mila euro maturato da Stasi nei confronti di Borraccino per forniture di droga non pagate.
I giudici respingono la tesi difensiva secondo cui il contrasto sarebbe nato soltanto nel pomeriggio del delitto, dopo la scoperta di un ammanco di sostanza stupefacente.
Dalle intercettazioni emerge, invece, un risentimento maturato nel tempo. Borraccino avrebbe deciso di punire Stasi per il mancato pagamento, pur nella consapevolezza di non poter recuperare il denaro attraverso l’omicidio.
Un movente che la Corte considera sufficiente a confermare l’aggravante dei futili motivi, già riconosciuta definitivamente nei confronti dell’esecutore materiale.
Omicidio Stasi, perché Candita ha evitato l’ergastolo
È sul trattamento sanzionatorio che i giudici si discostano dalla sentenza di primo grado.
La Corte riconosce a Candita una minore intensità del dolo rispetto a Borraccino, che aveva maturato autonomamente il proposito omicidiario. Il contributo del complice, pur consapevole e penalmente rilevante, viene considerato accessorio nell’esecuzione: accompagnò l’autore materiale sul luogo del delitto e lo aiutò ad allontanarsi.
Questi elementi, secondo i giudici, consentono di riconoscere le attenuanti generiche, nonostante la gravità del fatto. Non viene dunque meno la responsabilità per l’omicidio, né cadono le aggravanti, ma cambia la valutazione della pena.
Omicidio Stasi e droga, le altre posizioni
La sentenza interviene anche sulle posizioni degli altri imputati nel procedimento relativo al traffico di stupefacenti collegato alla vicenda.
Per Luigi Borraccino, già condannato separatamente e in via definitiva a 16 anni per l’omicidio Stasi, la Corte ridetermina la pena per i reati di droga in sei anni, otto mesi e venti giorni di reclusione e 32.700 euro di multa.
Ridotte anche le pene di Sara Canovari, a un anno e quattro mesi, e Marirosa Mascia, a due anni, tre mesi e quindici giorni. Confermata invece la condanna di Cosimo Candita.
Le motivazioni chiariscono dunque il significato della decisione pronunciata a luglio: Candita resta responsabile, in concorso con Borraccino, dell’omicidio premeditato di Paolo Stasi. La Corte ha ritenuto però che il diverso contributo dei due imputati giustificasse un trattamento sanzionatorio differente.
La difesa di Candita, rappresentata dall’avvocato Maurizio Campanino, aveva già annunciato l’intenzione di ricorrere in Cassazione. La famiglia Stasi, assistita dall’avvocato Domenico Attanasi, aveva invece sottolineato come la sentenza avesse confermato l’impianto accusatorio nella sua essenza.
