Da quando la scienza a posto le basi per quantificare le grandezze fondamentali, archetipo su cui pone giudizio l’attuale sistema economico. L’uomo tecnologico ha dato avvio alla dimenticanza, soppiantando la bellezza negli occhi il fluire delle parole sulle labbra. L’ammaliante ascolto di una voce soave, lo sguardo nel vuoto in cerca di eterei momenti sognando limpidi paesaggi. Ore tediose nello scorrere di uno schermo, hanno sostituito intensi momenti nell’apprendere dell’altro ciò che la vita enunciava. E’ora di tornare all’armonia delle lancette sincrone come i battiti del cuore con il loro ticchettio. Serate ad un tavolo sorseggiando la vita con amici che oramai credevamo perduti, ma che il tempo galantuomo ci ha restituito.
Confidare in speranze che acquietino l’animo soggiogato, non accantonando l’idea che un cuore possa ritrovare il desiderio di amare. Le arancioni distese che a sera brillano di lontano solitarie, necessitano dei nostri ritorni per divulgare postumi versi intrisi di nostalgia. Tra medievali castelli e fiorite strade mai la tenerezza facciamo mancare, per quella malinconia tanto agognata che all’imbrunire nelle braccia di qualcuno possiamo realizzare.
Vincenzo Naturale
